Il Ministero dell’Istruzione, in questi giorni, con una nota a firma del Capo Dipartimento Lucrezia Stellaci, diramata ai direttori degli uffici scolastici regionali in merito ai contributi volontari, ha ribadito dei concetti sacrosanti tra cui il fatto che “all’atto del versamento le famiglie vanno sempre informate in ordine alla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale di cui all’articolo 13 della Legge n.40/2007”. In questi ultimi cinque anni, tuttavia, non ho ancora visto nessuno scrivere avvisi ai genitori che ricordano la possibilità di detrarre le donazioni nella dichiarazione dei redditi nella misura del 19%. Un problema non di poco conto dal momento che i versamenti avvengono per la maggior parte dei casi brevi manu e mancando qualsiasi riconoscimento formale diventa impossibile inserirli nella dichiarazione dei redditi. Ai funzionari del Ministero o ai direttori regionali basterebbe inviare un’ispezione per scoprire che pochissime scuole mettono i genitori nelle condizioni di detrarre. Come mai non viene fatta una vigilanza?

Nella nota del Ministero inoltre si ribadisce che “le istituzioni scolastiche dovranno fornire le dovute informazioni alle famiglie e tenere ben distinti i contributi volontari dalle tasse scolastiche”. Non solo da viale Trastevere si chiede di “improntare l’intera gestione delle somme a criteri di trasparenza ed efficienza. Alle famiglie, al termine dell’anno scolastico, andrà assicurata una rendicontazione chiara ed esaustiva della gestione dei contributi, dalla quale risulti come sono state effettivamente spese le somme e quali benefici ne ha ricavato la comunità scolastica”. Per ora si tratta di sole parole. Sui contributi volontari gli unici a rimetterci sono i genitori. Per il resto chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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