Land Grabbing: accaparramento della terra, furto di terra. Per una volta il termine inglese non nasconde la triste realtà, che è quella del neocolonialismo dell’acquisto o dell’affitto per lunghi periodi a prezzi irrisori di terreni fertili, soprattutto africani, da parte dei paesi ricchi (specialmente Cina, India, Corea del Sud): in proprio, oppure tramite grandi imprese, od anche singoli ricchi privati (del resto, Benetton non ha forse acquistato ettari su ettari in Argentina?).

Il termine Land Grabbing fu coniato da GRAIN, una piccola organizzazione no-profit che operava già negli anni Ottanta e che si occupa di supportare piccoli produttori e movimenti sociali nella lotta per un sistema di produzione alimentare controllato dalla comunità e basato sul rispetto della biodiversità.

Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, basti pensare che in Etiopia il governo ha venduto in questi anni quasi 4 milioni di ettari di terra, e che 70.000 persone sono state deportate. Detto altrimenti, fra il 2008 e il 2011, l’Etiopia ha ceduto una superficie pari all’estensione di un Paese europeo grande  come l’Olanda, ed il tutto nell’assordante silenzio della comunità internazionale, e degli organi di informazione. Del resto, se è lecita la delocalizzazione delle lavorazioni all’estero, perché non deve essere altrettanto lecito acquisire terreni fertili dove costano molto meno? Chiaro che le deportazioni dei residenti sono solo, come potremmo definirle? un “effetto collaterale indesiderato”? ecco, sì, un effetto collaterale indesiderato.

Con la globalizzazione tutto è possibile, tutto è lecito. Ed il fenomeno assume proporzioni sempre più rilevanti. Ma disastrose sarebbe l’aggettivo più consono.

Lo scopo del Land Grabbing? L’obiettivo principale, almeno per gli Stati, sarebbe quello del perseguimento della sicurezza alimentare per la propria popolazione, in un momento di incertezza e crisi come l’attuale. In realtà, secondo le indagini più ampie ed accreditate (International Land Coalition in testa), il 37% delle negoziazioni avrebbero come finalità la produzione di bio-carburanti, seguiti (11,3%) da produzione agricola e (8,2%) produzione di legno ed estrazione minerarie.

In 10 anni, (sempre secondo l’International Land Coalition) 203 milioni di ettari sono stati acquistati (ceduti) o affittati a 40/50 e fino a 99 anni (o sono in via di): una superficie pari a 7 volte quella dell’Italia, oltre 20 volte quella delle nostre terre coltivabili, più o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale. Non vi fa rabbrividire?

Ed ecco un effetto collaterale indesiderato, la testimonianza di uno dei deportati etiopici: “«Mio padre è stato ucciso per essersi rifiutato di andare via, insieme ad altri anziani. “Sono nato qui, i miei figli sono nati qui – aveva detto – e ora sono troppo vecchio per spostarmi, rimarrò qui.” I soldati lo hanno colpito coi calci del fucile, ed é morto».

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