Che cosa accomuna un galeotto evaso dal penitenziario francese dell’Isola del Diavolo alla fine dell’ottocento e alcuni rappresentanti dei governi italiani più recenti? Ovviamente niente, verrebbe da dire, non fosse altro che per evadere da un carcere bisogna, prima di tutto, entrarci, e in Italia, nel caso di rappresentanti delle istituzioni, molto si fa per scongiurare questa possibilità, che è già remota di per sé, grazie all’indiscutibile levatura morale di ministri e sottosegretari.

Eppure ieri, sul televisore di casa, all’improvviso, l’evaso Humphrey Bogart mi ha fatto capire che un’affinità esiste.

La trama del film Non siamo angeli è semplice: tre galeotti, appena fuggiti e già pronti a derubare una famiglia francese, poi rivelatasi in cattive acque, rendendosi conto delle difficoltà delle vittime prescelte, decidono di risparmiarle e di rendersi utili in vari modi. Addirittura, il giorno di Natale,  vogliono contribuire alla preparazione del pranzo e Bogart, uno dei tre, si presenta in cucina con un tacchino evidentemente rubato. “Che bel tacchino! – esclama stupita l’ignara padrona di casa – Dove l’ha preso?” E Bogart: “Mi ha seguito, contro la mia volontà”. La battuta è spiritosa, così immediata, eppure ricercata nella sua assurdità.

Sembra quasi una frase archetipica: “Mi ha seguito, contro la mia volontà”. Eh, sì, perché recentemente il modello si è imposto con un certo successo: pensate alla casa scajoliana comprata a mia insaputa, a “l’abitazione nella quale vivo a Roma… pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse”, e poi riflettete sulla telefonata berlusconiana “a un funzionario della questura” fatta, secondo l’on. Paniz e la maggioranza del Parlamento, “senza esercitare pressioni di sorta, per chiedere un’informazione, nella convinzione, vera o sbagliata che fosse, che Karima El Mahroug fosse parente di un presidente di Stato”. E ancora, dopo le rivelazioni sulle vacanze economiche all’hotel Pellicano, leggete i chiarimenti del sottosegretario Malinconico che ha appreso ”solo ora che Piscicelli avrebbe pagato di propria iniziativa e per ragioni a me del tutto ignote alcuni dei miei soggiorni presso la struttura alberghiera”.

L’assurdità delle risposte accomuna Bogart, Scajola, Berlusconi, Paniz, Malinconico. Le differenzia il fatto che la battuta di Bogart viene pronunciata con l’intento di far ridere grazie alla sua singolarità, mentre le giustificazioni degli altri vengono fornite nella convinzione che possano essere accolte come serie e credibili. Bogart si rivolge a un pubblico che reputa abbastanza intelligente per capire la battuta. I nostri trattano gli italiani come una mandria di deficienti pronti a bersi qualsiasi baggianata.

Ed è perché non è piacevole sentirsi trattare da deficienti che oggi ringraziamo il senatore Lusi il quale, ammettendo di aver dirottato a fini personali circa 13 milioni di euro di fondi della Margherita, il partito di cui era tesoriere, non ha cercato giustificazioni stravaganti, ma ha detto una cosa credibile e disarmante nella sua semplicità:Avevo bisogno di quel denaro di cui avevo la disponibilità e l’ho preso.

Come tutti, fatta eccezione per San Francesco e qualche stilita cristiano, aveva bisogno di soldi, gli servivano. Certo, li ha presi nel posto sbagliato. Non tutti quelli che hanno bisogno di denaro se lo vanno a prendere dove capita, anche senza averne titolo, ma, in fondo, si sa, nessuno è perfetto!”

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