Nicole Minetti “non doveva essere candidata”. Roberto Formigoni, dopo anni di silenzio e difese della consigliera regionale coinvolta nel processo Ruby ed eletta nel listino protetto del Governatore, tenta di prendere le distanze dall’ex ballerina rinviata a giudizio per prostituzione minorile insieme a Lele Mora (in carcere) ed Emilio Fede. Il presidente della Regione Lombardia, in un’intervista a Panorama, spiega di aver accettato di candidare Minetti dopo aver chiesto informazioni a don Luigi Maria Verzè, recentemente scomparso. “All’epoca delle regionali – afferma Formigoni – Minetti era solo una ragazza di Rimini arrivata a Milano per studiare, che aveva fatto la ballerina a Colorado cafè per mantenersi all’università e poi era diventata igienista dentale all’ospedale San Raffaele. Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzè  che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito dinserirla nel mio listino”.

Oltre dal capitolo Minetti, Formigoni prende le distanze anche da Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni, entrambi passati dal Consiglio regionale al carcere. “In lista li mette il partito, i voti glieli dà la gente. A me arrivano come primi degli eletti e anche per questo li nomino assessori. Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni avrebbero avuto le carte in regola, eppure nel 2010 non li ho confermati in giunta. Sarà mica un caso? Col senno di poi, non si sarebbero dovuti neanche candidare”, aggiunge Formigoni.

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