È così terribilmente upper class che neanche sembra vero, dopo tanti anni che abbiamo passato imprigionati dentro ai bassifondi della politica, tra ex ballerine giulive, banditi a caccia di bottino, vajasse con occhi inconsapevoli, marzulli, poeti, perfetti analfabeti d’ogni grammatica, stile, etica, rimorso.

Il suo tono è blu. I suoi capelli azzurrini. Il portamento eretto. L’eloquio un poco desueto. Sceglie espressioni piene di cotone, tipo “dialettica vivace” al posto di “rissa”, dice “non presenza” al posto di “assenza”, arzigogola cose tipo “prendere una piena visione delle difficoltà”. La sua cattiveria è quella d’alta burocrazia, imperturbabile quanto un caveau: “Desidero rivolgere un cordiale saluto al presidente del Consiglio uscente onorevole dottor Silvio Berlusconi con rispetto e attenzione per l’opera da lui compiuta”. La quale opera (a ben vedere) è stata la ragione del suo immediato (e spericolato) arruolamento, ossia l’imminente bancarotta del Paese.

Si tratterà di capire se la sua perspicacia Goldman Sachs saprà tirarci fuori dai guai in cui anche la Goldman Sachs ci ha cacciato. Promette noia infinita. Ma per romperci la schiena la simpatia non è obbligatoria.

Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2011

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