E’ importante tenere fede ai propri principi. E la compagnia del teatro dell’Elfo, sembra riuscirci in tempi in cui anche i più tenaci idealisti sono messi a dura prova. Avevano dichiarato, quando sono entrati, che la loro nuova casa, l’Elfo Puccini sarebbe stata uno spazio aperto e così è. Come è già nella loro tradizione: nella sala di via Ciro Menotti era ospitato il festival Milano Oltre e l’ensemble di musica contemporanea Sentieri Selvaggi. Lo conferma ancora la stagione alla sala Bausch: Nuove storie, una rassegna che accoglie spettacoli di compagnie emergenti, ma con parecchio lavoro alle spalle. In più con un focus sul teatro pugliese in collaborazione con il Teatro pubblico regionale.

“Volevamo un teatro vero, ora l’abbiamo. Ma a noi interessa che sia “un teatro inclusivo”, non crediamo nei teatri esclusivi”, ribadisce con forza Elio De Capitani, regista tra i fondatori della compagnia. “Per questo l’Elfo Puccini sarà giuridicamente registrato, nei prossimi giorni, come un’impresa sociale (not for profit aggiunge). Vuole essere un hub, un laboratorio, una casa per grandi artisti e una casa per i tanti senza casa del teatro”.

Detto fatto: da oggi hanno un palco “piccole compagnie” con grandi storie. Quotidiane, personali e collettive. Sul palcoscenico della sala Bausch saliranno persone comuni con le loro vite: l’ex boxer smemorato Agostino Sella protagonista di un reading di Pacifico, in Boxe a Milano (dal 18 al 27 novembre), che fa un elogio dei brocchi; Elettra Romani, l’anziana ballerina di avanspettacolo che ha recitato proprio al Puccini (con la regia di Nicola Russo, che ha lavorato con gli “elfi” ), in Elettra; Antropolaroid (31 gennaio al 5 febbraio), la storia familiare di Tindaro Granata, nello stile del cunto siciliano dove vedremo “apparire” anche Tano Badalamenti; un fotografo ingenuo e “bauscia” che si trova per caso catapultato nella guerra dell’ex Jugoslavia, in mezzo agli orrori che rimarranno indelebili in Nema problema (13-18 marzo).

La finestra sul teatro pugliese invece comprende 4 spettacoli molti diversi tra loro. Il 18 ottobre da il via alla rassegna Sogno di una notte di mezza estate (regia di Toni De Nitto) in versione “cartoon” con siparietti musicali e balli, dove spicca il contrasto tra la lingua alta di Shakespeare e il dialetto pugliese. Segue, dal 25 al 30 ottobre, un “classico” Have I none di Edward Bond (regia di Licia Lanera e Roberto Spagnulo). Ritornano i Cantieri Koreja, con Iancu un paese vuol dire, con lo spunto del racconto sulla fuga del bandito Mesina disegnano un affresco del sud negli anni ’70 (dall’8 al 13 novembre). Vita precaria di un ragazzo in cerca di lavoro al Nord in Muccia, una tenera commedia sulla precarietà del lavoro con la regia di Michele Bia (dal 1 al 6 novembre). Ma al tema tragicamente contemporaneo del lavoro che non c’è, o se c’è è precario, dequalificante, malpagato sono dedicati quattro spettacoli che hanno il pregio di entrare nella cronaca, in modo diretto come nel caso di The italian factory di Chiara Boscaro, e la regia di Riccardo Pippa che è il risultato di un laboratorio alla Mangiarotti Nuclear, durante sei mesi di presidio (dal 2 al 6 maggio). Oppure ironico e amaro come Tu (non sei) il tuo lavoro di Rossella Postorino con Silvia Giuliano e Umberto Petranca (dall’8 al 13 maggio) dove il dito è puntato sulla precarietà e il non riconoscimento del lavoro intellettuale o Brugole ( dal 22 al 27 maggio) uno spaccato della nuova generazione che cerca di cavarsela e si racconta mentre monta una Billy. Mentre in Le mattine dieci alle quattro scritto e diretto da Luca De Bei, l’argomento è il lavoro nero ( dal 15 al 20 maggio). Identità e ruoli sono invece al centro dei due spettacoli a giugno: il Teatro delle moire in Never Never neverland (dal 5 al 10 giugno), porta in scena vestizioni rituali per identità in cerca di se stesse, mentre Pater familias Dentro le Mura (dal 12 al 17 giugno), con la regia di Maurizio Sguotti, va a caccia del ruolo del padre, altro tema chiave in una società come la nostra che non vuole mai crescere. Chiude un omaggio a Fassbinder della compagnia Phoebe Zeitgeist che con una videa installazione di Giuseppe Isgrò alla Fondazione Mudima.

di Bianca Bemori

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