In questo giorni incerti almeno una cosa è sicura: la crisi la dobbiamo pagare noi. Il pareggio di bilancio è un dogma: l’unico dilemma è tra la svendita totale dello stato sociale alla Perotti & Zingales o la libertà di licenziamento alla Marchionne… Ma alla fine ci si accorderà per tutte e due. Meno chiari sono i tempi di recupero: lunedì sera a Porta a Porta Jacopo Morelli (uno che un mese e mezzo prima dei quattro referendum puntava sul nucleare), ha accennato a provvedimenti che raddoppierebbero il prodotto interno lordo italiano… tra 25 anni.

Uno degli aspetti più impressionanti è che lo stato d’emergenza vieta ogni riflessione su quello che sta succedendo. Ci stanno infilando in un tunnel più lungo di quello leggendario di Mariastella a colpi di spread e bund, e la stragrande maggioranza delle persone non sa neppure che cosa sono!

Di fronte a un simile disastro qualcuno nelle università ha cominciato a chiedersi se si può fare qualcosa. Per fortuna, dentro gli atenei non ci sono solo baroni sovrappeso: ci sono anche studenti avidi di sapere e ricercatori che studiano con passione la società e le sue molteplici dinamiche.

Questa urgenza di fare qualcosa ha spinto studenti, ricercatori e professori a ritrovarsi insieme per iniziare un percorso nuovo. Cambiare il mondo è difficile, ma se non lo si capisce è addirittura impossibile: in questo frangente condividere il sapere è il primo passo per immaginare e praticare soluzioni alternative. E così tutti insieme hanno scritto un appello e organizzato dal basso delle lezioni speciali: dirette non solo agli studenti, ma a chiunque si rifiuti di subire passivamente questa situazione e voglia comprenderla al fine di reagire.

Le lezioni sono in corso adesso, in tante città: giusto in tempo per prepararsi alla manifestazione europea del 15 ottobre. I temi sono tantissimi: la crisi oltre all’economia investe anche i diritti, la democrazia, la cultura e il pensiero critico, il welfare, l’ambiente, l’università e la ricerca stessa. Insieme a Emiliano Brancaccio , Guido Viale, Francesco Sylos Labini, Ugo Mattei, Marco Bersani e tanti altri si tracceranno paralleli storici e si affronterà il tema della precarietà e delle lotte sociali. Soprattutto, ci si ritroverà in carne e ossa per parlare delle alternative al deserto del pareggio di bilancio: di beni comuni, di riconversione economica, di redistribuzione.

La crisi è qualcosa di più di un evento traumatico: è il momento in cui si impone una scelta. Abbiamo un’occasione per riprenderci il diritto di decidere della nostra esistenza e del nostro futuro: speriamo che non vada sprecata, perché potrebbero non essercene altre.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

La Gelmini ricomincia da tre

next
Articolo Successivo

“Maestro perché si pagano le tasse?”

next