Un intervento “penoso sul piano politico” e che “non ha risposto alle domande fatte dal Presidente della Repubblica”: così il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani ha commentato il discorso tenuto questa mattina dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un’aula della Camera semideserta a causa della diserzione dell’intera opposizione (tranne i deputati del partito Radicale).

Bersani ha ribadito che l’unica via d’uscita sono le dimissioni del premier, e sull’ipotesi di un governo di transizione ha dichiarato: “Siamo pronti a discuterne e a prenderci le nostre responabilità”, purchè, però, “si faccia una transizione seria, si affrontino le emergenze e si cambi la legge elettorale”. Ma quella del segretario Pd non è stata l’unica voce dell’opposizione a criticare le parole del premier. Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino ha ricordato gli sbadigli del principale alleato, Umberto Bossi, dovuti al fatto che il discorso del capo del governo è stato “noioso e ripetitivo”. La strategia del premier, secondo Bocchino, è quella di “mangiare il panettone e staccare la spina al governo a gennaio dopo aver guidato il passaggio elettorale”. E c’è chi riferisce che il leader futurista e presidente della Camera Gianfranco Fini abbia detto ai suoi: “Nemmeno Berlusconi crede  più a quello che dice”, pronosticando che il momento delle elezioni “si sta avvicinando”.

Durissimo l’attacco del leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che ha definito il presidente del Consiglio “la Wanna Marchi della politica italiana, che continua a vendere fumo e illusioni ai cittadini”. Poi ha ribadito che “Il governo non esiste più e l’Italia ha bisogno di un governo vero, non di un po’ di Wanna Marchi e un po’ di sistema mafioso”. In vista del voto di fiducia di domani, il leader Idv ha rilanciato l’accusa della compravendita dei parlamentari: “Ieri a qualcuno non è stata pagata la seconda rata e ha minacciato di far saltare il governo. Se domani ci sarà la fiducia vuol dire che la seconda rata sarà stata pagata: ci attendono 24 ore decisive per i conti. I loro, però, non quelli del Paese”. Di Pietro ha concluso sostenendo che “non si può più andare avanti con una maggioranza che lavora in Parlamento ai limiti dell’eversione. Il governo di fatto non esiste più e Berlusconi dimostra solo che vuole sfuggire alla sue responsabilità giudiziarie”.

Per l’Udc ha parlato il vice presidente dei deputati Udc, Gian Luca Galletti: “Il presidente del Consiglio si è dimostrato ancora una volta il campione delle chiacchiere. Ma le sue chiacchiere stanno portando il Paese allo sfascio: un giovane su tre è disoccupato, i poveri aumentano e le famiglie faticano. Ancora una volta Berlusconi non ha dato una risposta concreta ai veri problemi degli italiani”.

Ma mentre Berlusconi e i suoi fedelissimi fanno i conti con il pallottoliere per verificare se esiste ancora una maggioranza, nel Pdl il mal di pancia non è stato certo placato dall’intervento in aula di questa mattina. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno non l’ha nemmeno ascoltato: “Ero al lavoro in Campidoglio”, ha detto partecipando al programma radiofonico Un giorno da pecora. Poi ha aggiunto: “Berlusconi ha detto quello che doveva dire e basta. Ha ripetuto le stesse cose di  mesi fa, che c’è bisogno di fare le riforme”. Poi ha ammesso che “sicuramente c’è stato un abbassamento di produttività politica da parte del governo”. Una vena polemica da parte del primo cittadino della Capitale, che ha aggiunto: “Il governo deve governare e non passare i giorni”.

Restano tesi anche i rapporti con i frondisti. Il ministro degli Esteri Franco Frattini tenta di gettare acqua sul fuoco, affermando che “gli scajoliani sono il partito, non un altro partito” e che “Claudio Scajola ha confermato la lealtà sua e dei suoi amici”. Ma poi lo stesso titolare della Farnesina, sull’ipotesi della nascita di un gruppo autonomo da parte dell’ex ministro allo Sviluppo economico avverte: “Non credo sia nelle loro intenzioni, se poi si vuole balcanizzare il parlamento mi sembra che sia una cosa sbagliata”.

E anche Scajola è intervenuto a spiegare la sua posizione: “Noi non siamo né carbonari né gente abituata a pugnalare alle spalle. Diciamo quel che pensiamo e cioè che è necessario che Berlusconi sia artefice di una grande scossa, di una grande svolta”. L’ex ministro ha negato categoricamente che si voglia resuscitare la Dc, ma poi ha rilanciato l’idea di una “Costituente per i moderati”.

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