Lucrezio dalla sua torre d’avorio vedeva la gente sotto di lui che si affannava, che andava di qua e di là, sempre in cerca, sempre insoddisfatta.

Questa immagine dei tempi del liceo mi è rimasta impressa tutta la vita e mi ritorna puntuale in mente quando ricorrono gli esodi estivi o quando semplicemente sento delle autostrade intasate nei weekend di giugno, luglio ed agosto. E immagino tutta questa gente che si ammassa (solitamente al mare, meno in montagna), che riempie le spiagge al ritmo dell’ultimo tormentone estivo; alcuni che si portano la borsa frigo da casa; altri che consumano sotto il patio i soliti gamberetti thailandesi in salsa aurora; e poi l’estathé, il beach volley, la boa, forse la piscina e sicuramente la bandiera blu che sventola perché quello stabilimento è uno dei migliori d’Europa. Ma anche la moto d’acqua che ronza davanti…

Non amo questo turismo. A dire il vero, non amo il turismo in generale. E soprattutto non amo il doversi divertire a comando. Sarebbe bello vivere una vita che non ti costringe a fuggire, forse sarebbe possibile se sociale e lavoro si coniugassero davvero come dicevo nel mio precedente post.

Provo a dare un suggerimento anche se so che mi verrà cassato: e se invece delle lunghe code al mare con l’aria condizionata a manetta, invece dell’ultimo hit estivo, invece del bagno nell’acqua dove tutti dandosi un contegno fanno la pipì, provassimo a conoscere meglio il territorio dove viviamo e, ad esempio, se davvero amiamo la “sorella acqua”, andassimo in cerca di torrenti intatti e pozze limpide? Ci sono posti magnifici lungo i torrenti alpini e appenninici (ma anche in Sicilia e in Sardegna) non ancora intaccati da impianti elettrici o depauperati dalle derivazioni irrigue, che offrono splendide pozze e lanche dove nuotare spesso in tranquillità, e sulle cui rive sdraiarsi, magari vedendo gli aironi passare.

Volete mettere lo starsene sulla sponda del rio come Siddharta, ascoltare il fluire dell’acqua, vedere che essa non è sempre uguale (pensare che in milioni di anni una screpolatura, un’onda non è mai identica ad un’altra), leggersi un buon libro (magari ecco ve ne consiglio uno, quello che ha vinto lo Strega, di Edoardo Nesi “Storia della mia gente”), e poi tuffarsi in quella limpidezza e, se è profonda, forse vedere anche dei bei pesci? Non credete che sarà un’esperienza che vi arricchirà di più, che resterà di più nella vostra memoria rispetto a quel biblico esodo? No, eh? Pazienza. Io ci ho provato.

Eppure sarebbe un piccolo passo verso la decrescita, anche se quasi tutti pensano sia un’utopia.

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