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Raddoppiare la distanza entro cui è vietato cacciare da agriturismi e aziende agricole, le doppiette insorgono e la proposta (assennata) viene ritirata

Sorprendentemente la norma è stata promossa dal senatore di Fratelli d'Italia, Bartolomeo Amidei: ma il mondo venatorio si è messo di mezzo. E il subemendamento è stato ritirato
Raddoppiare la distanza entro cui è vietato cacciare da agriturismi e aziende agricole, le doppiette insorgono e la proposta (assennata) viene ritirata
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Aumentare la distanza entro cui è vietato cacciare da agriturismi, aziende agricole e fattorie didattiche. Vale a dire, dagli attuali 150 metri a 300 metri. Una proposta sensata, utile ad accrescere la sicurezza – e il senso di sicurezza – di clienti, turisti e bambini, e che arriva dalla parte politica dalla quale non ci si aspetterebbe una misura restrittiva, seppur di poco, dell’attività venatoria: è stato il senatore di Fratelli d’Italia, Bartolomeo Amidei, a presentare la modifica attraverso l’unico subemendamento del centrodestra alla riforma sulla caccia (pdl Malan), attualmente in esame nelle commissioni Ambiente e Agricoltura di Palazzo Madama. Ma il mondo venatorio è insorto, e il provvedimento è stato ritirato.

Amidei era diventato noto, nelle cronache nazionali, quando alla fine del 2023 aveva depositato un disegno di legge di stravolgimento della 157/92 (la legge di tutela della fauna selvatica e sul prelievo venatorio) che andava decisamente incontro ai desideri delle doppiette. A fare scandalo, due anni e mezzo fa, fu la norma che consentiva ai 16enni di imbracciare il fucile, tanto che il ministro Francesco Lollobrigida fu costretto a intervenire e a far ritirare la proposta. Per questo la misura restrittiva depositata negli scorsi giorni ha sorpreso lo stesso mondo venatorio. La distanza dei 300 metri, peraltro, si sarebbe dovuta calcolare “da edifici, recinti, stalle o strutture d’accoglienza”, naturalmente “da terreni adibiti ad attività didattiche e ricreative” ma anche “da pascoli con animali allevati od ospitati a fini educativi e turistici”.

Come detto, i cacciatori hanno attaccato Amidei. E lo ha fatto, specialmente, chi si occupa di caccia all’avifauna. Per 150 metri in più, ecco cosa si legge su uno dei forum più seguiti dalle doppiette, cioè Caccia&Dintorni: “Ci vogliono estromettere dal nostro territorio”, “se passa viene chiusa la caccia a tutta la Pianura Padana“. “una cura a questo senatore (di che tipo? ndr), le distanze ci sono già”, “possibile che non si rendano conto che prima di presentare un emendamento bisogna analizzare le possibile reazioni che possono scaturire? Ma veramente si è così stupidi? La legislazione venatoria passa per le mani di incapaci e incompetenti“. Ovviamente ci sono diversi insulti, che non riportiamo. E poi un aspetto che viene fatto passare per tecnico, ma che forse, visto l’approccio, è il più preoccupante. Vale a dire quello secondo cui i pallini – quindi si parla di fucili a canna liscia, in genere calibro 12, ma anche 16 e 20 – a quelle distanze non farebbero danni. “A 150 metri i pallini cadono, non fanno nulla” scrive una persona a chi fa notare che “immaginate se ci fossero i vostri figli in quella fattoria didattica, sparereste lo stesso?”. E ancora: “Ma che ragionamento è? Allora facciamo mille metri da tutto e siamo sicuri”. Chi si è espresso a favore della proposta di Amidei ribatte: “Mettetevi a 200 metri e fatevi prendere in un occhio da un pallino, poi mi dite se provate piacere”. A chiudere la discussione ci pensa un altro utente: “Sono stato colpito dai pallini un paio di volte, nel bosco, sono ancora qui a raccontarlo”. Della serie: cosa volete che sia. Che bambini in gita, animali nei recinti o persone che stanno mangiando serenamente sedute intorno a un tavolo sentano sparare a 150 metri da loro, invece, va benissimo.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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