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Giornata mondiale della Terra, Mercalli: “Siamo alla catastrofe climatica, ma continuiamo a inquinare persino con l’apparato militare”

Il climatologo: "Gli ultimi undici anni sono stati i più caldi di sempre, manca una visione strutturale che affronti la crisi ambientale"
Giornata mondiale della Terra, Mercalli: “Siamo alla catastrofe climatica, ma continuiamo a inquinare persino con l’apparato militare”
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“Questa è la Giornata non della Terra ma della ‘povera Terra’. Mentre si avverte il rombo delle esplosioni dei missili, il nostro Pianeta alza una piccola bandierina bianca con su scritto ‘ci sono anche io’. Una celebrazione con voce sommessa”. È un grido di allarme quello di Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società Meteorologica Italiana, oggi nella Giornata Mondiale della Terra. E insieme è anche una denuncia del più scandaloso uso dell’energia che stiamo facendo, quello per le armi. “L’IA consuma energia ma almeno risolve problemi. Chi prende un aereo per farsi un aperitivo fa qualcosa di futile e basta. Ma l’impiego peggiore che possiamo fare dell’energia è per devastare e uccidere le persone, distruggere i territori. Un utilizzo aberrante delle risorse energetiche e minerarie”.

Lei sottolinea anche un dato che pochi sanno: le emissioni per le armi non vengono conteggiate nell’Accordo di Parigi.

È così. Facciamo le COP per cercare di ridurre la CO2, dall’industria alle automobili; cerchiamo come individui di mangiare meno carne, installare pannelli solari. E poi le emissioni dell’apparato militare sono fuori dal conteggio dell’Accordo di Parigi. In pratica possono fare quello che vogliono: ci sono delle stime secondo cui le emissioni delle armi corrisponderebbero al 5,5% delle emissioni mondiali. Se fosse un Paese, l’apparato militare sarebbe il quarto emettitore al mondo.

Qual è la situazione climatica attuale?

Siamo a temperature record, tanto che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha diffuso a marzo il Rapporto sul clima del 2025, confermando che gli ultimi undici anni sono stati i più caldi di sempre. Gli estremi si stanno infittendo ovunque nel mondo, confermati dai dati assicurativi, secondo cui le spese per rifondere le catastrofi climatiche sono sempre più elevate. D’altronde la quantità di CO2 nell’atmosfera non ha eguali negli ultimi 13 milioni di anni, per trovare un valore simile dobbiamo andare, appunto, a 13 milioni di anni fa quando neanche c’erano gli umani.

Che aumento di temperatura media abbiamo oggi?

Siamo a 1,4 gradi in più rispetto al periodo preindustriale. Ma ovviamente nelle zone continentali i valori sono molto più alti perché l’oceano sta incassando energia, mascherando appunto il riscaldamento. Si tratta di una energia che rimarrà lì immagazzinata per millenni, condizionando il clima delle generazioni future. Oggi sappiamo che solo il 10% del calore è quello che percepiamo sulla terraferma, il 90% dell’energia in più è assorbito dagli oceani.

Le persone sembrano non accorgersi di questi cambiamenti epocali.

Questa scarsa percezione deriva dalle grandi variabilità geografiche: magari ad una settimana di caldo estremo segue una di gelo, il che crea una difficoltà psicologica a fare una sintesi. Ma al di là della variabilità, espressione essa stessa del cambiamento climatico, la tendenza media inequivocabile è verso il caldo: ce lo mostrano i dati satellitari in tempo reale di Copernicus climate pulse. Non dimentichiamo poi che nei prossimi mesi si rafforzerà El Niño, fenomeno che riscalda l’oceano Pacifico in modo anomalo, un riscaldamento che si somma al riscaldamento globale, con rischi di record assoluti di temperature.

La transizione energetica a che punto è? Può essere motivo di speranza?

Rispetto alla transizione energetica bisogna distinguere. Da un lato c’è un certo ottimismo nel mondo se si guarda alla crescita del rinnovabile in tutti i Paesi, basti pensare che la nuova richiesta energetica del 2025 è stata tutta colmata dalle rinnovabili. Dall’altro però il fatto è che noi dovremmo andare a sostituire il fossile con il rinnovabile, non semplicemente ad aggiungere altra energia al sistema globale, il che accade sia perché la popolazione aumenta, sia perché i Paesi in via di sviluppo giustamente stanno migliorando le loro condizioni di vita. Sta di fatto che la quantità di petrolio, carbone e gas che usiamo è ancora l’80 per cento del totale.

Come mai ne siamo poco consapevoli?

Quando parliamo di energia, tutti pensano all’elettricità, ma questa è solo il 20% dell’energia che consumiamo, poi c’è un 80% fatto dal fiume di petrolio e gas che entra nelle nostre vite, tra benzina e riscaldamenti. È dunque all’energia primaria, cioè a quest’ultima, che dobbiamo guardare.

Si sta parlando in questi giorni di decrescita forzata, smart working, meno condizionatori etc. Servirà?

Il problema è che non siamo mai di fronte a una visione strutturale, bisognerebbe pensare che il mondo del futuro dovrebbe usare l’energia con più parsimonia. Stiamo cercando soluzioni temporanee, sperando che tutto torni come prima. Ma riduzione, efficienza e transizione rinnovabile dovrebbero essere il nostro obiettivo principale, tutti i giorni. La strada del riscaldamento globale è in pieno galoppo. E noi purtroppo non stiamo facendo quasi nulla per fermarlo.

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