Novantacinque persone alla sbarra, 200.000 pagine e 196 faldoni. Sono questi i numeri della nuova tangentopoli spagnola. Tradotto: appalti pubblici e corruzione. Si tratta del caso Malaya, come lo chiamano nella penisola iberica. Oggi pomeriggio alla Corte di Giustizia di Malaga è iniziato il processo. In sisnetsi: politici, personaggi dello spettacolo avevano dato vita a un giro di mazzette e concessioni edilizie. Proprio a Marbella, uno dei centri più rinomati per il turismo. L’indagine parte nel marzo 2006, quando il comune viene commissariato

Gli imputati rischiano pene tra i 10 e i 30 anni di carcere, oltre ad ammende salatissime. Tra gli imputati ci sono due ex sindaci, un vice sindaco e diversi consiglieri comunali e imprenditori edili. Ma la “star” del processo è l’ex consulente per la pianificazione edilizia di Marbella, Juan Antonio Roca, l’unico imputato ancora in carcere che tra il 1992 e il 2003 si sarebbe intascato 245 milioni di euro. Oggi, il suo avvocato, Rocìo Amigo, all’apertura della sessione ha chiesto l’annullamento di tutte le indagini e di tutte le intercettazioni a carico del suo assistito. Impalpabile la motivazione annessa dal legale: il giudice non avrebbe applicato la legge.

Non è finita. Perché oltre al processo iniziato questa mattina, all’appello della polizia giudiziaria mancano tre persone, ufficialmente definite latitanti. Mentre un altro processo verrà aperto per la nota cantante spagnola, Isabel Pantoja, accusata di avere riciclato denaro per conto dell’ ex sindaco della perla della Costa del Sol, Julian Munoz.

Nel frattempo, secondo le ricostruzioni fatte dal quotidiano spagnolo El Paìs, il “modello Marbella” basato su un sistema di corruzione e prevaricazione è stato già esportato con successo: dal 2006 ad oggi, numerosi casi di corruzione sarebbero scoppiati in Spagna.

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