Il suo nome compare tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Monza sui rapporti tra la politica e la ‘ndrangheta. Non gli vengono contestati reati di mafia, bensì di corruzione. Ma come ci finisce, a Seregno, l’ex vicegovernatore della Lombardia, Mario Mantovani, imputato a Milano per corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio? C’è un sodalizio, lungo 21 anni, che lega il fedelissimo di Silvio Berlusconi alla Brianza. E che oggi imbarazza un po’ tutti, dai vertici del suo partito al governatore Roberto Maroni, che avrebbe persino telefonato a Berlusconi per chiedergli di convincere Mantovani a dimettersi da consigliere regionale e a sospendere le sue apparizioni pubbliche a sostegno del ‘sì’ al referendum sull’autonomia lombarda.

Tutto comincia nel 1996, quando Mantovani aderisce a Forza Italia e si candida alle Provinciali proprio in Brianza. Non verrà eletto. Ma nel corso della campagna elettorale conosce Massimo Ponzoni, una specie di ‘enfant prodige’: a 24 anni è già presidente del consiglio comunale di Desio, eletto con migliaia di preferenze. Il legame fra Mantovani e Ponzoni si rafforza nel 1999, quando l’ex luogotenente di Berlusconi in Lombardia, all’epoca uno sconosciuto, tenta la scalata al parlamento europeo. E sorprende tutti: sbarca a Strasburgo con 37mila preferenze, di cui 5mila raccolte in Brianza. L’anno successivo tocca al neo eurodeputato ricambiare il favore: l’amico brianzolo vuole correre alle Regionali e, per prima cosa, ha bisogno di una mano per ottenere la candidatura. Detto fatto. Ponzoni viene inserito nelle liste di Forza Italia. Quanto ai voti, non ha bisogno di nessuno: entrerà al Pirellone con 11mila preferenze. Mantovani, però, ci tiene a manifestargli il suo appoggio e lo porta nella ‘sua’ Arconate, nel Milanese, dove gli elettori lo vedono per la prima volta. Ma saranno generosi: gli regaleranno 350 preferenze.

Tutto comincia nel 1996, quando Mantovani aderisce a Forza Italia e si candida alle Provinciali proprio in Brianza. Non verrà eletto Nel 2004 Mantovani torna al Parlamento europeo con 48mila voti individuali e l’anno dopo Ponzoni fa il bis al Pirellone con quasi 21mila preferenze. Poi, all’improvviso, i rapporti tra i due ‘big’ di Forza Italia si rompono. Nessuno sa spiegare perché, anche se i ‘rumors’ parlano di un Mantovani infuriato con il suo ex pupillo, che non gli sarebbe d’aiuto in Regione. Le loro strade si dividono. Ma la Brianza rimane una delle mete preferite dall’ex vicegovernatore della Lombardia, che nel 2008 diventa senatore e sottosegretario alle Infrastrutture nel terzo governo Berlusconi, mentre nel 2013 è assessore alla Sanità in Lombardia. Secondo i magistrati di Milano, in questi anni, comincia la creazione del cosiddetto ‘entourage’: una “fitta rete” di scudieri fedeli al politico berlusconiano, tra cui alcuni manager della sanità pubblico, come Matteo Stocco e Giorgio Scivoletto, che incontrano Mantovani, ancora una volta, in Brianza. Scivoletto diventerà poi il capo dell’Asl Milano 1, la più grande d’Italia. Al telefono chiama Mantovani “il capo” e lo definisce “maestro di vita”. Secondo l’accusa arriva al punto di truccare una gara, quella sul trasporto degli ammalati dializzati, pur di soddisfare i ‘desiderata’ del suo politico di riferimento.
Nel 2008 diventa senatore e sottosegretario alle Infrastrutture nel terzo governo Berlusconi, mentre nel 2013 è assessore alla Sanità in Lombardia

Espressione, “politico di riferimento”, che leggiamo oggi nelle carte dell’inchiesta di Monza. Il gip Pierangela Renda, descrivendo la dinamica della campagna elettorale del 2015 a Seregno, parla di sistemi per “procurare numerosi voti, organizzando eventi conviviali, nonché assicurando l’appoggio di Mario Mantovani, al fine di sponsorizzare e reperire consenso per il futuro sindaco”. E l’imprenditore Antonino Lugarà (arrestato), si vanterà più volte della sua amicizia particolare con il vicegovernatore della Lombardia: “E noi forte forte. Adesso c’abbiamo il Mario”, dice al cellulare senza sapere di essere intercettato. Significativo anche l’aperitivo elettorale del 25 maggio. Scrive sempre il Gip: “Lugarà e Carmelo Mallimaci organizzavano un incontro conviviale presso il bar ‘Panificio Tripodi’ di piazza Vittorio Veneto 5 in Seregno (gestito dai familiari di Paolo Crea, già reggente della locale di ‘ndrangheta di Desio) cui prendevano parte anche illustri rappresentanti della sanità lombarda, tra cui lo stesso Mario Mantovani, Matteo Stocco, Claudio Franciosi e Giorgio Scivoletto”.

Chiude il cerchio l’sms di Lugarà il 15 giugno, l’indomani del trionfo elettorale: “Ciao Mario, ti ringrazio molto per la vittoria di Seregno, è anche merito tuo. Quando puoi, vorrei incontrarti”. Mantovani, che respinge ogni accusa e chiede di essere ascoltato dai magistrati, verrà arrestato quattro mesi più tardi, il 13 ottobre del 2015, dalla Procura di Milano. Da quel giorno non si conoscono altre sue trasferte in terra brianzola. Un evento, però, resta degno di nota: il 21 dicembre, mentre il politico di Forza Italia è agli arresti domiciliari, alcuni dirigenti ‘azzurri’ organizzano una cena di Natale in suo onore (e forse pure in onore del suo bacino elettorale). A tavola si ritrovano in cinquecento, con due ospiti eccellenti: Daniela Santanché e Silvio Berlusconi. La scelta della location cade sull’Eurotaverna di Desio. Per l’ennesima volta, in Brianza.