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Attentato a Ranucci, l’ex compagna di Lavitola in procura per quasi dieci ore per essere ascoltata

Natalia Potenza, che gestisce il bistrot Cefalù, nei giorni scorsi aveva chiesto di essere convocata. Non è escluso che parli del rapporto con Ranucci e degli affari dell’ormai ex compagno
Attentato a Ranucci, l’ex compagna di Lavitola in procura per quasi dieci ore per essere ascoltata
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Natalia Potenza, la ex compagna di Valter Lavitola, è stata sentita negli uffici della procura di Roma per quasi 10 ore, come persona informata sui fatti nell’ambito dell’indagine sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. La donna, che gestisce il bistrot Cefalù, nei giorni scorsi aveva chiesto di essere ascoltata. Non è escluso che nel corso dell’audizione la donna abbia parlato del rapporto di Lavitola con Ranucci e degli affari dell’ormai ex compagno.

Ad ascoltarla il pm titolare dell’indagine, Edoardo De Santis, assieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati. La donna italo-argentina potrebbe infatti fornire elementi utili a ricostruire frequentazioni, contatti e circostanze legate alla vicenda. Due giorni fa la procura, guidata da Francesco Lo Voi, ha incassato la conferma dell’impianto accusatorio da parte del tribunale del Riesame che ha respinto le istanze delle difese di Lavitola, rimasto quindi in carcere. I giudici con la decisione hanno anche confermato l’aggravante del metodo mafioso per l’ex editore.

Il Riesame e le dichiarazioni di Lavitola

Lavitola, nel corso dell’udienza di lunedì scorso, ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci “c’era un grande rapporto di amicizia” e sperava “che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me“. Si è nuovamente assunto “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato e per l’incarico affidato a Gomes Tavares, ma ha preso le distanze dalla decisione di utilizzare una bomba spiegando che quell’idea è stata di quest’ultimo, al quale aveva dato “un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno”. Il Tribunale del Riesame ha respinto l’istanza della difesa – come aveva già fatto il giudice per le indagini preliminari – di avere gli arresti domiciliari. L’ex editore e faccendiere – che ha confessato, dopo essere stato arrestato, di essere il mandante dell’attentato – non ha convinto con le sue dichiarazioni né il gip, né i magistrati della Libertà.

L’ex compagna

Potenza nei giorni scorsi si era sfogata con un amico: “È come se avessi avuto accanto per quasi dieci anni uno sconosciuto” e aveva fatto sapere che non lo avrebbe voluto in casa “neanche se dovessero concedergli i domiciliari”. La difesa di Lavitola aveva comunque chiesto di concedere i domiciliari in una casa in Basilicata, quindi lontano da Roma.

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