Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International sul Bahrain, dal giugno 2016 al giugno 2017 almeno 169 persone che avevano criticato il governo o parenti di queste ultime sono stati arrestati, torturati, minacciati o colpiti dal divieto di espatrio. La polizia ha ucciso sei manifestanti, tra cui un minorenne.

Alcuni casi sono noti a chi segue questo blog: come quello di Nabil Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain, che sta scontando una condanna a due anni per aver rilasciato interviste e rischia altri 15 anni di carcere semplicemente per aver pubblicato dei tweet; o quello di Ebtisam al-Saegh, che il 26 maggio è stata bendata, sottoposta ad aggressione sessuale, presa a bastonate e costretta a stare in piedi per gran parte delle sette ore d’interrogatorio da parte di funzionari dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.

Quella che una volta era una vivacissima società civile è oggi ridotta a poche voci coraggiose. La maggior parte di coloro che criticavano in modo pacifico il governo, tanto difensori dei diritti umani quanto attivisti politici, ora percepisce che il rischio da correre per esprimere un’opinione si è fatto troppo alto.

Nei 12 mesi presi in considerazione da Amnesty international, il governo ha anche intrapreso azioni per smantellare l’opposizione politica. Sulla base di accuse infondate sono stati sciolti al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, e Waad, un partito d’opposizione di ispirazione laica.

La situazione più grave si è verificata nel villaggio di Duraz, dove risiede il leader spirituale sciita Isa Qassem. Dopo che, nel giugno 2016, il governo aveva deciso di revocare la sua cittadinanza, manifestanti pacifici hanno organizzato sit-in quotidiani di fronte alla sua abitazione per 11 mesi consecutivi.

Risultato: 286 arresti, cinque manifestanti uccisi, centinaia di manifestanti e 31 agenti di polizia feriti.

Duraz è l’esempio di come politiche repressive possano essere incoraggiate dagli alleati più potenti.

Il governo di Londra continua a elogiare il Bahrain per i “passi avanti nel suo programma di riforme” e ha rinunciato ai suoi già rari commenti sulla situazione dei diritti umani. Gli Usa avevano pubblicamente criticato il Bahrain durante l’amministrazione Obama, annunciando nel settembre 2016 che i trasferimenti di aerei da guerra sarebbero dipesi dai “progressi nel campo dei diritti umani”. Ma nel marzo 2017 Trump ha eliminato quella clausola e due mesi dopo ha detto al re Hamad Khalifa che non ci sarebbero state “frizioni con la sua amministrazione”.

Della situazione dei diritti umani in Bahrain si parlerà questo pomeriggio a Roma, in occasione della presentazione del libro Dimentica. Never mind, della giornalista Adriana Fara.