Protesta di Marco Cappato davanti al Pirellone per denunciare l’inerzia del consiglio regionale lombardo sull’uso terapeutico della cannabis. “C’è una proposta di legge di iniziativa popolare depositata da oltre un anno, ma il consiglio regionale continua a non metterla all’ordine del giorno come invece prevedono le norme”, dice l’esponente dei radicali e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Cappato si è presentato davanti a Palazzo Pirelli con circa 10 grammi di cannabis avuta da Davide Trentini, paziente che era in cura in Toscana prima della morte volontaria in Svizzera, e ha distribuito alcune dosi a un giovane che ne fa uso per motivi di salute. A quel punto però è intervenuta la Digos, che ha sequestrato la cannabis e identificato Cappato. “Queste sono dosi della Regione Toscana che io detenevo e ho distribuito illegalmente – spiega – e dico al presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo che è vero che io ho violando la legge e me ne assumo la responsabilità. Ma loro stanno violando i diritti civili di 10 milioni di lombardi, se ne assumano ugualmente la responsabilità”. Tanto più che le conseguenze di una regione che non si fa carico del problema vanno a danno dei malati. Le terapie prescritte, infatti, non vengono rimborsate dal servizio sanitario nazionale e pesano interamente sulle tasche dei pazienti: “Anche per 600 euro al mese”, racconta uno di loro. “A lui in Lombardia – fa notare Cappato – costa meno comprarla dalla spacciatore che non seguire il canale legale”. L’iniziativa odierna segue di due mesi la semina, sempre per opera di Cappato, di alcuni semi di cannabis davanti alla stazione Centrale. Sul gesto di Cappato interviene il presidente del consiglio regionale Cattaneo: “Il suo atto è grave e bene ha fatto la Digos a denunciare chi viola in maniera consapevole la legge. Un atto grave anche dal punto di vista morale perché cedere a qualsiasi tipo di legalizzazione delle droghe significa ignorare le conseguenze drammatiche a cui può portare l’utilizzo di stupefacenti”.