Settantadue ore dopo la notte di terrore nel cuore di Londra, la paura piomba nel centro di Parigi. Intorno alle 16, mentre migliaia di turisti passeggiavano davanti a Notre Dame, un uomo ha tentato di aggredire con un martello gli agenti che erano di guardia nella piazza davanti alla cattedrale, riuscendo a ferirne uno al collo in maniera lieve. L’uomo, secondo Le Figaro, è un 40enne di origini algerine e risiede nella Val d’Oise, una delle zone più critiche nella periferia nord della capitale francese. Il suo nome, sempre stando a quanto riportano i media, è Farid Ikken. E’ un ricercatore, laureato in scienze sociali e dottorando in Francia, dove è arrivato nel marzo 2014. Avrebbe firmato diverse pubblicazioni e sarebbe sposato con una svedese. Nella sua abitazione sarebbe stato ritrovato stasera un video con il giuramento all’Isis e il proposito di commettere attentati.

Il ministro dell’Interno, Gerard Collomb, in visita sul luogo dell’attentato, aveva riferito che l’attentatore era stato sentito gridare: “Questo è per la Siria!”. Citando fonti vicine all’inchiesta, la Bfmtv afferma inoltre che l’uomo, dopo essere stato trasportato in ospedale, ha detto di essere “un soldato del Califfato“.

I colleghi del poliziotto attaccato hanno immediatamente aperto il fuoco e lo hanno neutralizzato. L’assalitore, armato anche di due coltelli da cucina, avrebbe agito da solo. E’ stato ricoverato in ospedale perché colpito alle gambe dal fuoco aperto dagli agenti. 

Gli spari hanno provocato scene di panico nella piazza. Le autorità hanno completamente isolato il quartiere e dispiegato la Brigata di ricerca e intervento, Bri, per cercare eventuali complici. Poco dopo le 17 la polizia ha comunicato tramite Twitter che la situazione era tornata “sotto controllo” e che l’uomo aveva agito da solo. L’inchiesta è stata affidata alla sezione antiterrorismo della polizia criminale e ai servizi della Direzione generale della sicurezza interna. Se l’identità dell’aggressore dovesse essere confermata, riporta Bfmtv, l’uomo risulta sconosciuto ai servizi segreti francesi. Mercoledì si riunirà come già previsto il Consiglio di difesa, chiamato a mettere a punto la nuova task force antiterrore: un nuovo corpo di agenti top-level agli ordini diretti dell’Eliseo, pronti a intervenire in qualsiasi momento

Circa 900 persone che si trovavano in chiesa al momento dell’aggressione sono rimaste bloccate all’interno e la polizia ha invitato tutti a rimanere calmi e con le mani alzate. Dopo mezz’ora le autorità hanno iniziato a far uscire i turisti a piccoli gruppi per controllarli ed essere certi che non ci siano eventuali complici. L’operazione si è conclusa attorno alle 19 e ai visitatori è stato chiesto di mostrare i video registrati con smartphone e tablet al momento dell’attentato.

 Matthew Currie Holmes, regista canadese, si trovava dentro Notre-Dame quando si è verificata l’aggressione e ha raccontato l’attacco via Twitter minuto per minuto. “Siamo dentro. Sentiamo le sirene della polizia, non ci lasciano uscire”, è stato uno dei suoi primi cinguettii. Tweet dopo tweet, il regista ha iniziato a capire: “Qualcosa sta succedendo là fuori – scriveva – ma non sappiamo cosa”. Poi arrivano le prime notizie certe: “Sembra che qualcuno abbia attaccato un poliziotto con un martello e che un agente lo abbia abbattuto”. Quindi le rassicurazioni: “Siamo tutti salvi”. I cinguetti si susseguono con elogi agli agenti e ai preti: “Sono stati fantastici e gentili, e hanno rassicurato tutti”. Poi la liberazione: “Hanno iniziato a farci uscire, siamo tutti salvi, per favore non date false informazioni”. Matthew solo qualche giorno fa si trovava a Londra, nel giorno dell’attacco al London Bridge e al Borough market.

Già lo scorso anno Notre Dame era stata al centro di un fallito attentato terroristico. Nelle sue vicinanze era stata infatti ritrovata un’automobile imbottita di bombole di gas nel settembre 2016. L’inchiesta, ricorda Le Figaro, aveva condotto alla scoperta di una rete di donne jihadiste, accusate di preparare attentati contro una stazione ferroviaria di Parigi o della regione dell’Essonne. Collegate ad autori di altri attentati, le donne erano teleguidate da esponenti dello Stato Islamico che si trovavano in Siria.