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Gli effetti della guerra all’Iran in Bahrein: arresti e rischio di pena di morte per chi ‘tradisce’

Oltre 400 arresti di persone che avevano preso parte a proteste pacifiche, postato contenuti o anche solo condiviso sui social immagini degli attacchi iraniani
Gli effetti della guerra all’Iran in Bahrein: arresti e rischio di pena di morte per chi ‘tradisce’
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Le rappresaglie dell’Iran contro gli stati del Golfo, dopo gli attacchi di Usa e Israele iniziati il 28 marzo, hanno a loro volta dato luogo a provvedimenti repressivi da parte delle monarchie locali, come nel caso del Bahrein. Le organizzazioni locali per i diritti umani hanno denunciato oltre 400 arresti di persone che avevano preso parte a proteste pacifiche, postato contenuti sulle piattaforme social o condiviso su queste ultime immagini degli attacchi iraniani. Alcuni degli arrestati, accusati di spionaggio, rischiano la pena di morte.

Il più recente processo si è concluso il 12 maggio con 24 condanne per reati quali “collaborazione coi Guardiani della rivoluzione iraniana”: nei confronti di tre imputati è stata disposta la pena dell’ergastolo.

C’è stato anche un morto. Il 19 marzo Sayed Mohamed al-Mosawi è stato fermato a un posto di blocco a Muharraq. Nove giorni dopo i parenti sono stati convocato all’ospedale militare per riprendere il corpo, su cui c’erano segni di tortura. Le autorità hanno dovuto ammettere che era deceduto a seguito di un pestaggio in carcere e hanno annunciato un’indagine.

Il 19 aprile il re Hamad bin Isa al-Khalifa ha ordinato l’adozione di urgenti misure giudiziarie contro coloro che avevano “tradito la nazione”. Poco più di una settimana dopo, il 27 aprile, il ministero dell’Interno ha revocato la cittadinanza a 69 persone per “aver plaudito” o “aver glorificato” gli attacchi iraniani. Si tratta di persone sciite della comunità Ajam, di antica origine persiana, residente in Bahrein da generazioni. Il provvedimento ha colpito anche i nuclei familiari dei 69 uomini: mogli, figli, figlie e nipoti, compresi minorenni da tre mesi a 14 anni di età.

La Campagna globale per l’uguaglianza nel diritto alla cittadinanza ha fatto notare che la decisione viola almeno due obblighi internazionali del Bahrein. L’articolo 8 della Convenzione sui diritti dell’infanzia protegge il diritto di ogni minorenne a mantenere la sua cittadinanza. Secondo le leggi del Bahrein, gli uomini trasmettono automaticamente la propria nazionalità ai loro figli. Le donne no.

Da qui, dunque, la violazione dell’articolo 9.2 della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che tutela i diritti delle donne in relazione alla nazionalità dei loro figli: in altre parole, quando un padre perde la cittadinanza di uno stato, una madre deve poter proteggere i suoi figli dall’apolidia o dall’espulsione.

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