Visto che finora è stata tutta una saetta, la politica si prende un’altra settimana per pensare una possibile legge elettorale da cominciare a discutere e votare alla Camera. Le promesse ripetute dopo l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella stanno già producendo un cigolio sospetto. Il primo atto del “nuovo corso” è lo slittamento all’11 maggio della presentazione del testo-base che invece che “entro la settimana”, come aveva ripetuto per la terza volta il presidente della commissione Affari costituzionali Andrea Mazziotti e come deciso dall’ufficio di presidenza di Montecitorio, è stata spostata di una settimana. Di conseguenza è posticipato anche il termine per la presentazione degli emendamenti che fino a oggi era fissato al 12 maggio e probabilmente sarà ritardato di almeno 4 giorni.

La richiesta di questa trasformazione del calendario – l’ennesima da dicembre – è stata avanzata ieri da Pd, Forza Italia e Alternativa Popolare. Così, per rispettare la decisione di portare in Aula il testo il 29 maggio (decisione presa per far vedere a Mattarella che si fa sul serio), i tempi in commissione diventeranno più serrati. Mazziotti ripete una cosa ovvia e che non dipende da lui: se il testo-base sarà condiviso da molti gruppi “si può presumere che gli emendamenti saranno pochi” e quindi il 16 maggio si potrà cominciare a votare il testo finale. Al contrario, si va ancora più in là. Per facilitare questo percorso Mazziotti scriverà ai capigruppo per indicare i referenti con cui svolgere “incontri informali” e agevolare una sintesi dopo 4 mesi di sedute in commissione duranti i quali non si è provato niente. Il punto, insomma, è che non c’è nemmeno un’idea di massima. Circostanza confermata dal ministro Dario Franceschini che ha detto che il sistema tedesco, su cui sembrava concentrarsi lo sforzo del Pd, è solo una delle ipotesi in campo.

Nel frattempo in commissione è stata depositata la 31esima proposta di legge. A firmarla è Marco Meloni, vicino all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta. Dice una cosa semplice: devono essere cancellati i capilista bloccati. Tutto il resto resta immutato: è l’Italicum per come è stato riformato dalla sentenza della Corte Costituzionale. In commissione sono da tempo depositate 30 ipotesi di sistema elettorale, spesso diverse l’una dall’altra.

Poiché la confusione non era ancora abbastanza, insieme alla proposta Meloni sono state assegnate alla commissione anche 8 petizioni popolari, che propongono i più svariati sistemi, uno dei quali è l’Australiano, che andò di moda ai tempi della Bicamerale: il “Cangurum”, maggioritario, prevede collegi uninominali nei quali gli elettori devono votare per tutti i candidati proposti indicando, a fianco,l’ordine di preferenza, pena l’annullamento della loro scheda. Una seconda petizione chiede sistema uninominale maggioritario a doppio turno, e la scelta dei candidati attraverso elezioni primarie e la decadenza dei parlamentari che aderiscono a un gruppo politico diverso da quello di elezione. Una terza prevede il divieto di sostenere spese di propaganda elettorale. E ancora, una quarta propone che non ci devono essere soglie di sbarramento e un’altra lavora a “togliere”: la legge non deve avere premi di maggioranza, capilista bloccati, né candidature multiple.