Pd, Forza Italia Alternativa Popolare hanno chiesto e ottenuto in commissione Affari costituzionali della Camera il rinvio di una settimana della presentazione del testo-base della legge elettorale, che – secondo ripetute assicurazioni e promesse – è in programma entro domani. Alla richiesta di rinvio si sono associati anche i Civici e innovatori, cioè gli ex Scelta Civica, gruppo di cui fa parte anche il presidente della commissione Andrea Mazziotti che giusto ieri aveva confermato che il testo-base sarebbe stato presentato entro la settimana. Secondo Mazziotti è ancora possibile rispettare la data del 29 maggio come termine per portare la legge in Aula, ma ciò implica “organizzare i lavori in Commissione per assicurare tempi congrui al confronto”. Quindi servirà un ritmo abbastanza serrato. Per esempio il termine degli emendamenti era stato fissato al 12 maggio, e questo potrebbe quindi slittare. Ma il tutto verrà deciso nell’ufficio di presidenza di domani pomeriggio”. Tutto questo accade dopo il nuovo appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva chiesto che i partiti si occupassero della questione il prima possibile. Da lì riunioni lampo dei partiti avevano deciso il nuovo calendario, oggi disatteso per l’ennesima volta negli ultimi 5 mesi.

Mazziotti comincia a spazientirsi: “Ora mi aspetto, e non dico spero ma dico volutamente mi aspetto, che dopo la richiesta di rinvio le interlocuzioni che ci sono e ci saranno tra le forze politiche fuori dalla commissione in questa settimana si traducano in una proposta in modo che io possa poi predisporre il testo base”. Sinistra Italiana parla di una “ennesima presa in giro”, “siamo al gioco delle tre carte” dice il capogruppo Giulio Marcon. “Il Paese è ostaggio del Pd e delle sue manovre con Berlusconi per arrivare ad una legge elettorale di cui il Parlamento rischia di non sapere niente – aggiunge – Ancora una volta Pd e Forza Italia, in attesa di un nuovo Nazareno, sacrificano gli interessi del Paese agli interessi di partito”.

Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) che è stato tra coloro che ha chiesto il nuovo rinvio spiega: “Non si possono fare dichiarazioni al di fuori della Commissione, pretendere di governare il dibattito attraverso la stampa è scorretto. Abbiamo chiesto al Partito democratico di esplicitare in commissione il proprio pensiero sulla legge elettorale così da consentire che il testo base possa effettivamente rispondete alla volontà dei singoli gruppi”. Il rinvio è dunque così spiegato: “Sarebbe grave se redatto il testo arrivassero le truppe del Pd a stravolgerlo”. Il capogruppo democratico in commissione Emanuele Fiano – che si è accodato alla richiesta di Sisto – ribatte: “Noi vogliamo fare un lavoro parlamentare serio, abbiamo fatto proposte serie, ci aspettiamo anche capacità di proposta da parte delle opposizioni. Se per chiarire questa nostra disponibilità servono giorni in più, ben vengano”.

Ma il nuovo rinvio fa sbottare il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: “Basta perdite di tempo. Siamo pronti a votare anche un decreto sulla legge elettorale se questo servisse a sbloccare questa farsa. Basta manfrine, Basta squallidi giochi palazzo. Voto subito”. Però un “decreto legge per approvare una legge elettorale sarebbe equivalente ad un colpo di Stato“, replica il M5S in una nota. “Sappiamo che Salvini ignora i dettami della Costituzione – continua la nota – ma (…) è meglio chiarire subito e dire che si tratterebbe di un atto eversivo contro i principi sanciti dalla Carta”. E il leader leghista risponde: “Se dipendesse da loro, dal M5s, si andrebbe a votare nel 2022. Ma come si fa a parlare di colpo di Stato? Colpo di Stato è avere ancora al governo Gentiloni, è Gentiloni l’eversione”.

Si tratta dell’ennesimo rinvio dell’inizio della discussione che, come più volte ha sottolineato ilfatto.it, non è mai veramente cominciata. Il risultato è che delle varie opzioni di sistema elettorale si parla moltissimo, anche troppo, su giornali e agenzie di stampa, ma si è parlato quasi mai nel posto in cui si dovrebbe, cioè appunto la commissione della Camera da dove deve partire l’iter della riforma. L’obiettivo è modificare il sistema attuale che è schizofrenico poiché è frutto di due leggi elettorali diverse entrambe più o meno demolite dalla Corte Costituzionale. Depositate in commissione ci sono oltre 30 proposte di legge, anche molto diverse tra loro, che probabilmente coprono tutte le possibilità esistenti nella letteratura di sistemi elettorali.

Sempre ieri era emersa l’ultima ipotesi di schema da cui partire, cioè il sistema tedesco. Ma restano in campo anche tutte le altre possibilità, finora scartate: il Mattarellum (preferito dal Pd, ma inviso agli altri), il Legalicum (cioè la legge uscita dalla Consulta, preferita dal M5s, ma su cui gli altri sono quantomeno tiepidi), il Provincellum che è nato e morto nel tempo di un’idea, subito abbattuto da un intervento di Matteo Renzi. Ma tutto questo, finora, è frutto di pronostici perché in commissione, negli ultimi 5 mesi, si è discusso nel merito solo per qualche minuto.