La garanzia statale c’è, la Ryder Cup di golf è salva, ma il concetto di trasparenza non se la passa molto bene. Perché se con i 97 milioni di fideiussione inseriti nella manovrina la FederGolf ha accontentato le richieste degli organizzatori inglesi, non sono bastati due governi e altrettante magre figure in Parlamento per vincere la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti di una manifestazione presentata come opportunità, ma divenuta a stretto giro un problema a causa del modus operandi della politica. Che ha preferito infilare qua e là norme e stanziamenti per garantire i fondi necessari al torneo, senza mai spiegarne davvero i benefici (se non citando più e più volte uno studio Kpmg) e, soprattutto, il modo in cui i soldi pubblici (60 milioni nascosti in legge di Stabilità) saranno spesi.

Aspettando Godot, resta la cronaca. E una data: 24 aprile 2017, un giorno che gli appassionati di golf e tutti coloro che sognavano di vedere la Ryder Cup in Italia ricorderanno a lungo. Forse anche più del 14 dicembre 2015, data in cui fu deciso che il nostro Paese avrebbe ospitato la prestigiosa kermesse, visto tutto quello che è successo negli ultimi sei mesi. Ricordiamolo: contributi nascosti, emendamenti stralciati, polemiche a non finire. Col senno di poi, è stato quasi più difficile risolvere i problemi amministrativi interni che vincere la gara internazionale per l’assegnazione. Ma da ieri la garanzia che serviva per avere la certezza che la Ryder 2022 si giocherà in Italia c’è.

Come anticipato prima di Pasqua, il governo è riuscito ad inserire la fideiussione mancante nella “manovrina” di primavera. E dopo una lunga attesa il decreto è stato firmato dal presidente Mattarella e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Fra i 67 articoli del testo, nel capitolo dedicato agli “investimenti sportivi”, c’è anche la tanto discussa copertura per la Ryder. Si chiude così una vicenda durata mesi o – se si parte dal giorno dell’assegnazione – addirittura anni. Alla fine l’importo è ancora di 97 milioni, come previsto in origine, mentre si pensava (lo avevano lasciato intendere lo stesso presidente della FederGolf, Franco Chimenti, e il numero uno del Coni, Giovanni Malagò) che da quella cifra potessero essere scalati i 41 milioni già garantiti da Infront, che ha acquistato tutti i diritti commerciali per la manifestazione. Così non è, ma non ci sono scandali: la garanzia resta da 97 milioni perché gli inglesi pretendevano la copertura statale dell’intero valore del progetto. È un dato puramente teorico, visto che il contratto con l’advisor è già stato messo nero su bianco e presentato ufficialmente: circa la metà della garanzia è coperta. L’esposizione dello Stato a questo punto è di ‘soli’ 56 milioni, “a basso rischio” assicurano dal Ministero dello Sport. A questi soldi, poi, bisogna ovviamente aggiungere i 60 milioni di contributi già stanziati nella legge di bilancio.

Ora che il progetto ha tutti gli elementi di cui aveva bisogno, si può passare finalmente alla fase due: da una parte organizzare il torneo e spendere i soldi che sono stati stanziati. Dall’altra parte vigilare su come saranno spesi. La questione più importante, al netto di tutte le polemiche – a volte fondate, altre più strumentali – degli ultimi mesi. Certo, le premesse non sono state delle migliori: il governo, col suo modo di operare ambiguo, ha fatto di tutto per far sorgere sospetti intorno alla manifestazione. Se la Ryder Cup è nata sotto la diffidenza dell’opinione pubblica è solo per la decisione dell’allora esecutivo Renzi di nascondere i 60 milioni di contributi pubblici nella manovra; poi è stato Gentiloni, attraverso il ministro Luca Lotti che ha gestito personalmente tutta la partita, a tentare di infilare la garanzia un po’ ovunque, pur di non fare un vero e proprio passaggio parlamentare sulla questione. Nemmeno l’ultimo atto della vicenda è sfuggito a questa logica: nonostante il ministero avesse promesso alla Federazione l’adozione di un “provvedimento ad hoc”, alla fine la fideiussione è stata inserita nella manovrina. L’ennesimo decreto omnibus, che parla di tutto e di più, terremotati compresi. Se non altro la Ryder viene allocata in un apposito capitolo dedicato allo sport, insieme ai Mondiali di sci di Cortina, e il provvedimento è coerente dal punto di vista normativo. Ma ancora una volta non ci sarà nessun confronto in aula, dove il testo arriverà blindato dalla fiducia.

La Federazione, più vittima che complice di questo pasticcio, ha fatto i suoi errori, ammessi pubblicamente. Da allora il presidente Chimenti ha provato a rimediare, convocando conferenze, concedendo interviste, rispondendo alle domande dei giornalisti e dei partiti d’opposizione (ha anche incontrato alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle). Ad oggi, però, manca ancora quel business plan, stilato da mesi dal direttore del progetto Ryder Cup, Gian Paolo Montali, che ilfattoquotidiano.it ha avuto (solo) modo di visionare ma che non è mai stato reso pubblico. E trasparenza vorrebbe che quando si organizza un evento di rilevanza nazionale, e soprattutto si ricevono fondi dallo Stato per farlo, si dica subito come e perché verranno utilizzati quei soldi. Prima, e non dopo averli messi in cassa. Questo non è stato fatto: si spera che il prospetto definitivo delle entrate e delle uscite della manifestazione arrivi quanto prima. Anche perché a questo punto ci sono ufficialmente in ballo 157 milioni di euro dei contribuenti. Dal governo hanno giurato che quelli della garanzia sono solo virtuali, ed in effetti 41 come detto sono già stati coperti da Infront. Ma proprio nel business plan è scritto chiaro e tondo che circa 30 milioni di euro di introiti, necessari per rispettare i conti e non ricorrere ad un ulteriore aiuto dello Stato, dovranno arrivare dall’aumento dei tesserati: un obiettivo ambizioso, non facile da raggiungere. La scommessa da cui passa buona parte dell’equilibrio finanziario dell’evento. La FederGolf è obbligata a relazionare ogni anno al governo l’andamento del progetto, che inizia oggi e finisce nel 2027. Per tutto questo tempo bisognerà assicurarsi che i 60 milioni di contributi pubblici ritornino in indotto economico sul territorio, o comunque in sviluppo del movimento sportivo. E che la garanzia non venga toccata, come promesso. Solo così la Ryder Cup sarà stata davvero un grande affare per l’Italia. E non solo per chi l’ha organizzata.

Twitter: @pierlugici e @lVendemiale