Alla fine Luca Lotti ha mantenuto la promessa: la Ryder Cup 2022 ha avuto la sua garanzia. Doveva arrivare entro Pasqua e così è stato: la fidejussione, già tre volte proposta e respinta dal governo, è stata inserita nella cosiddetta “manovrina” approvata dal consiglio dei ministri. Ancora una volta un provvedimento di natura generale e non dedicato allo sport, come alcuni avevano auspicato: le coperture economiche per la FederGolf trovano posto accanto ai fondi per i terremotati e alle misure per gli enti locali. Ma anche di recente il ministro dello Sport aveva lasciato intendere ai suoi confidenti di ritenere che questa fosse la strada migliore. Forse per non mettere la firma su un provvedimento non troppo ben visto dall’opinione pubblica, o per evitare una discussione parlamentare pericolosa di questi tempi agitati per il Pd. E anche se a Palazzo Chigi non c’è più Matteo Renzi (che per primo aveva sposato la causa della manifestazione), al governo si augurano che questa sia davvero “la volta buona” per la Ryder.

Le voci si erano rincorse già negli ultimi giorni, rinvigorite anche dall’improvvida intervista della sottosegretaria ai Beni Culturali, Dorina Bianchi: l’affare della garanzia stava per andare in porto. La conferma è arrivata dal comunicato stampa del Consiglio dei ministri, che ha approvato il Def 2017 (Documento di economia e finanza) e la manovra correttiva imposta dall’Europa. Il decreto, ufficialmente “misure in favore degli enti locali e dei territori colpiti dal sisma”, è in realtà una vera e propria “finanziaria bis” da circa 3,4 miliardi di euro, con provvedimenti di ogni tipo. E nel capitolo delle “misure per lo sviluppo” ricompare la garanzia: si parla in generale di “disposizioni per la realizzazione del progetto sportivo Ryder Cup 2022”, ma si tratta chiaramente della fidejussione statale mancante alla Federazione del presidente Franco Chimenti e pretesa dalla società organizzatrice inglese. Proprio il rischio di perdere la manifestazione riconoscerebbe al provvedimento il carattere di “urgenza” necessario a rientrare in un decreto legge.

Per i dettagli bisogna aspettare il testo, dove potrebbe esserci un’altra sorpresa: la garanzia potrebbe anche ridursi, passando dai famosi 97 milioni di euro a circa 56 milioni. Intanto, infatti, il direttore generale del Comitato organizzatore, Gian Paolo Montali, ha firmato un accordo con l’advisor Infront per la cessione di tutti i diritti marketing, commerciali e televisivi della manifestazione, dal valore complessivo di 41 milioni di euro. Una cifra che va scalata dalla fidejussione, non si sa ancora se solo virtualmente o proprio nero su bianco, così da diminuire l’esposizione dello Stato, che comunque ha già stanziato 60 milioni (di soldi cash, però, non solo virtuali) per l’organizzazione del torneo fino al 2027. Il documento precisa anche che “l’escussione deve ritenersi a basso rischio” e che la garanzia “non potrà in ogni caso coprire i costi relativi agli interventi su infrastrutture private, né alcun altro costo sostenuto da soggetti diversi dalla Federazione Golf”; una clausola che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrebbe servire ad attutire le polemiche.

In tutti questi mesi la Ryder è sempre rimasta in cima alle priorità del governo, Renzi o Gentiloni che fosse. A Palazzo Chigi c’era l’ex premier oggi candidato alla segreteria del Partito Democratico, quando nell’ultima legge di bilancio furono approvati (di nascosto) i finanziamenti alla FederGolf. E fu lui a tentare per due volte di far passare anche la garanzia, l’ultimo tassello necessario per il progetto, salvo rimbalzare contro l’opposizione del presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia. Così la patata bollente era passata al governo Gentiloni, affidata alle mani del ministro Lotti, uomo di raccordo fra i due esecutivi, che si era impegnato personalmente sulla vicenda. A lui si può imputare lo scivolone di febbraio, quando il governo aveva provato ad infilare la garanzia nel Decreto Salva-Banche con un improbabile emendamento firmato da un senatore italo-americano, anche questo respinto per inammissibilità dal presidente del Senato, Pietro Grasso.

Adesso siamo al quarto tentativo, quasi un record per una semplice fidejussione che il ministro giura essere “a basso rischio”: certo, nonostante Infront in ballo restano comunque una trentina di milioni, che il Comitato organizzatore conta di ricavare dall’incremento dei tesserati e che sono tutt’altro che scontati. Ma a questo si penserà in futuro. Il governo ci riprova con un provvedimento diverso ma molto simile al primo con cui già aveva fatto flop: la “manovrina” di aprile, dopo la manovra di novembre. Allora era saltato per questioni tecniche, ora evidentemente al Ministero sono convinti che questa sia la strada normativamente giusta da seguire. O almeno così hanno garantito alla Federazione, che aspetta con ansia la copertura che avrebbe dovuto arrivare molti mesi fa e che per poco non costava la revoca dell’assegnazione. Il decreto ha ricevuto il via libera del Consiglio dei Ministri, ma dovrà comunque approdare in Aula dopo Pasqua ed essere votata. Dopo mesi di polemiche e figuracce, però, in FederGolf e al Ministero dello Sport hanno tirato un sospiro di sollievo: la Ryder Cup è (quasi) salva.

Twitter: @pierlugici @lVendemiale