Impauriti dell’ascesa dei cosiddetti populisti, i dirigenti del Partito democratico, con in testa l’ex segretario Matteo Renzi, confermano con le loro scelte quotidiane di costituire il principale motivo di tale ascesa e si mostrano più che mai propensi ad accogliere nella pratica i suggerimenti e le idee di Salvini e simili. Evidentemente sono guidati dal convincimento strategico, ridicolo e fallimentare, che facendo proprie le istanze della peggiore destra ne impediranno l’affermazione. L’esperienza anche recente, come dimostrato dal caso di Trump e altri analoghi, ci mostra invece che non è che accogliendo i ragionamenti spesso demenziali di tale destra e introducendo le soluzioni da essa auspicate se ne impedirà l’affermazione.

Gli esempi di tale sciagurata politica sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare al fatto che il Pd ha acconsentito alla pretesa, infondata da tutti i punti di vista, di introdurre un sostanziale snaturamento dell’istituto della legittima difesa per andare incontro all’indegna campagna propagandistica montata da Salvini & C. Ma il sintomo più indicativo e inquietante di questo slittamento del Pd verso la destra razzista è sicuramente costituito dall’adozione dei cosiddetti decreti Minniti, rispettivamente 13 e 14 del 2017. Come hanno scritto i giuristi democratici, con un comunicato pubblicato un paio di settimane fa, tali decreti constano di due elementi profondamente negativi e inaccettabili.

Il primo di tali decreti prevede infatti una netta riduzione delle garanzie esistenti per i richiedenti asilo, cui, unici fra tutti coloro che sono soggetti alla giurisdizione italiana, viene sottratto un grado di giudizio. Si tratta di un sintomo estremamente preoccupante sul come i nostri governanti intendano la “semplificazione” e l'”accelerazione” delle procedure giudiziarie. Un po’ come abolire il Senato per semplificare ed accelerare la democrazia. Lungi dal garantire alla giustizia i mezzi necessari ad operare per tutelare i diritti dei cittadini, dei migranti e dei richiedenti asilo, il governo provvede al progressivo smantellamento dello Stato di diritto. Ciò risulta anche da altre misure introdotte dal decreto in questione, quali ad esempio il fatto che la presenza fisica del ricorrente non viene più considerata necessaria al fine di deliberare su questioni che per lo stesso sono spesso di vita e di morte e comunque di fondamentale importanza.

Il secondo di tali decreti ripropone invece, a conferma della politica di pedissequa imitazione da parte Pd delle scelte fatte in passato dalla destra peggiore, la riproposizione di poteri di ordinanza ai sindaci secondo il modello fatto proprio a suo tempo dal famigerato pacchetto sicurezza di Maroni. Ai municipi, sempre meno dotati delle risorse indispensabili a far fronte alle più elementari esigenze della cittadinanza, viene concesso il contentino dei “sindaci sceriffo” che potranno multare determinati soggetti cui è fatto divieto di accedere a determinate aree, anche in assenza dell’elementare garanzia giuridica rappresentata dalla condanna definitiva per la commissione accertata di determinati reati. Un aspetto particolarmente inquietante di tale decreto è poi costituito dall’art. 11 relativo alle “occupazioni arbitrarie” di immobili, che colpisce un significativo movimento volto a realizzare l’essenziale diritto all’abitare mediante redistribuzione e più razionale utilizzo dell’enorme patrimonio sfitto esistente. La logica aberrante cui è informato tale decreto è quella dell’eliminazione non già dei fattori di esclusione, che il sistema economico e sociale vigente amplifica ogni giorno di più, ma di coloro che ne sono vittima.

Il background culturale e politico dei decreti Minniti è quindi davvero preoccupante. Come scrivono i giuristi democratici “chi davvero ha a cuore l’uguaglianza davanti alla legge e intende scongiurare l’instaurazione di un “diritto diseguale” per poveri, emarginati e stranieri non può non avvertire la portata enormemente ed ingiustamente discriminatoria di questi provvedimenti avverso i quali, se adottati, ci impegneremo a condurre tutte le azioni previste dall’ordinamento interno e internazionale”.