Il decreto Minniti in materia di immigrazione è legge. La Camera ha dato il via libera definitivo al provvedimento, dopo che il governo ha ottenuto la fiducia: i voti a favore sono stati 240, 176 i contrari, 12 gli astenuti. Il provvedimento introduce numerose novità, tra cui: la nascita di nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio nelle Regioni (per un totale di 1600 posti), l’eliminazione di un grado di giudizio per i ricorsi, la riduzione dei tempi per la richiesta d’asilo e la possibilità per i richiedenti di svolgere lavori di pubblica utilità gratuiti e volontari. Inoltre vengono stanziati 19 milioni di euro per garantire l’esecuzione delle espulsioni. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni su Twitter: “Tempi più rapidi per diritto asilo. Strumenti più efficaci per accoglienza e integrazione”. Ma il testo non trova tutti d’accordo. Mdp, la componente nata dagli scissioni del Pd, ha votato contro provocando le polemiche dem: “Nota bene”, ha scritto sempre su Twitter la deputata Alessia Morani, “il viceministro agli Interni Filippo Bubbico è di Mdp”. Tra gli oppositori del decreto anche Sinistra italiana – Possibile: “E’ del tutto inutile”, ha detto la capogruppo Loredana De Petris, “ai fini di un migliore governo delle città: è evidente che chi lo ha firmato non ha nessunissima esperienza in materia. In compenso viola gravemente i principi della nostra Costituzione. Viene infatti limitata con atto amministrativo la libertà di circolazione per alcune categorie di persone, stracciando così sia il principio di uguaglianza sia la presunzione d’innocenza”.

Il Pd esulta e difende il provvedimento: “L’Italia deve esserne orgogliosa”, ha scritto su Facebook il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. “Il nostro Paese vuole mettere in campo un’accoglienza che coniughi diritti dei richiedenti asilo e rispetto delle regole, integrazione e sicurezza. Porte aperte per chi fugge da guerre, terrorismo e violenze, ma rimpatrio per chi non ha diritto a restare”. La ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro è andata oltre: “Di Maio denigra intere comunità, noi approviamo leggi per maggiore integrazione”, ha detto attaccando il grillino per la sua frase sui criminali romeni. “Solo includendo avremo sicurezza e condivisione”.

Ma ci sono pure la destra e la Lega Nord che approvano molte parti del documento e che non hanno trattenuto la loro soddisfazione. Ad esempio, per Roberto Maroni, presidente del Lombardia ed esponente del Carroccio “Minniti dice cose condivisibili, ma manca ancora la concretezza. Aveva detto che avrebbero fatto un Cie per i clandestini in ogni Regione, ma sto ancora aspettando che mi dica dove”. Parere positivo anche del governatore ligure di Forza Italia Giovanni Toti: “Alcune considerazioni e analisi del ministro Minniti”, ha dichiarato, “sono condivisibili quantomeno nel nuovo governo Gentiloni c’è un ministro che riconosce il tema dell’immigrazione e sicurezza temi importanti, ma 14 rapine al giorno alcune delle quali finite nel sangue e 200 mila sbarchi all’anno non possono essere considerati, come è stato fatto nei 1000 giorni del governo Renzi, un problema ordinario o un non problema”. Parere positivo anche del presidente della Regione Veneto del Carroccio Luca Zaia: “Ci sono stati segnali di cambiamento, ma ora i fatti. Di parole ne abbiamo già sentite abbastanza e il problema si aggrava di giorno in giorno”.

In giornata anche il capo della polizia Franco Gabrielli ha dato la sua benedizione: “Questo decreto ha diverse cose positive, soprattutto noi condividiamo la filosofia. Ormai la sicurezza non è solo un diritto, è un bisogno primario ed è un bisogno al quale tutti devono concorrere i soggetti istituzionali e avere sottolineato l’importanza del ruolo dei sindaci, che con l’elezione diretta sono l’espressione più alta delle comunità, credo che sia un passo positivo. Poi, come tutte le leggi, dovrà misurarsi con le cose concrete e con i problemi concreti”.


Dall’aumento dei Centri per il rimpatrio all’eliminazione di un grado di giudizio: tutte le novità – Al posto dei vecchi Cie saranno creati in ogni regione i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), 1.600 posti in tutto, preferibilmente fuori dai centri urbani e vicino ad infrastrutture di trasporto. Queste strutture ospiteranno i migranti da rimandare in patria. Per garantire l’esecuzione delle procedure di espulsione vengono stanziati 19 milioni di euro. Le disposizioni escludono il trattenimento nei Centri di persone “in condizioni di vulnerabilità”. Previsto l’accesso ai Centri, senza previa autorizzazione, per i parlamentari e gli altri soggetti ammessi a visitare le carceri. Altro punto fondamentale è il taglio dei tempi di trattazione delle domande di asilo, aumentate nel 2016 del 47% rispetto all’anno precedente (in tutto sono state 123mila). Ci sarà l’assunzione straordinaria di 250 specialisti per rafforzare le commissioni di esame delle richieste. Vengono poi istituite 26 sezioni specializzate in materia di immigrazione ed asilo presso ciascun tribunale ordinario del luogo in cui hanno sede le Corti d’appello. Deciso inoltre il taglio dell’appello per i ricorsi contro il diniego dello status di rifugiato, che diventa ricorribile solo in Cassazione. Il decreto prevede inoltre la promozione dell’impiego di richiedenti asilo in lavori di pubblica utilità gratuiti e volontari, ad opera dei prefetti, d’intesa con Comuni e Regioni. Nell’articolato è stata infine inserita la proroga fino al 15 dicembre 2017 della sospensione dei versamenti tributari a favore dei contribuenti di Lampedusa.

Le proteste delle associazioni – Martedì 11 aprile le associazioni hanno protestato in piazza davanti a Montecitorio contro il provvedimento. “No alla guerra ai poveri, no al decreto Minniti-Orlando“. Sono un centinaio le persone che si sono riunite per protestare contro il decreto migranti e quello sulla sicurezza varati dal governo. Sono esponenti di tante associazioni: Arci, Asgi, Acli, Libera, Cnca, Fondazione Migrantes, Medici senza frontiere. Per Filippo Miraglia, vicepresidente Arci, “quello che sta accadendo in questi giorni nelle nostre aule parlamentari è incredibile perché si stanno approvando provvedimenti che fanno tornare indietro la civiltà giuridica del paese, abbattendo garanzie per le categorie più deboli come i migranti ed i poveri in generale”. Il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “E’ un decreto pessimo che istituisce il diritto ‘etnico’: solo i richiedenti asilo non avranno diritto all’appello. E’ un colpo all’idea di giustizia nel Paese. Il centrosinistra assume i vizi della destra trattando l’immigrazione come un fenomeno emergenziale e non come un dato strutturale”.