Ogni giorno gli studenti dell’istituto tecnico ex Alessandro Volta di via di Bravetta, a Roma, entrano a scuola e fanno lo slalom tra pavimenti rotti, sollevati dall’acqua che scorre come un fiume dopo ogni acquazzone, e avvallamenti nel linoleum blu che in alcune aule è spezzettato e accatastato, coperto dai sotto-cattedra. Il rischio non è di inciampare. Magari. Quel linoleum contiene amianto. Sotto lo strato blu c’è colla e uno spessore di vinil amianto. Lì, a portata di mano. Una situazione pericolosa che ha fatto allarmare gli studenti, anche se la dirigente, Paola Vigoroso, minimizza: “A volte i ragazzi esagerano, invece è tutto sotto controllo“.

Il reale pericolo emerge però leggendo tra le righe il linguaggio burocratico del preventivo effettuato dagli uffici tecnici della Città metropolitana di Roma: sono stati disposti lavori “a carattere di urgenza per l’eliminazione di pannellature di amianto presenti nelle facciate esterne e di pavimentazione in vinil amianto e colla sottostante presente nei corridoi e nelle aule dell’interno edificio”.

Due piani della scuola sono da bonificare. Lavori per 670 mila euro. In tutto, per mettere in sicurezza l’ex Alessandro Volta, serve circa un milione e mezzo di euro. Che è quasi tutto il budget 2016 per la manutenzione straordinaria delle scuole romane. È una delle storie, la più grave, raccontata nel documentario AsbeSchool, del regista Luca Signorelli, realizzato dopo due anni di ricerche e di indagini, finanziato dal crowdfunding e in parte autoprodotto.

L’anno scorso un insegnante dell’istituto notò un buco nella facciata esterna dell’edificio, al secondo piano, proprio sotto la cornice in alluminio di una delle finestre. Ancora oggi è un mistero di come possa essersi formato. Fatto sta, che da una verifica si scoprì che quel pannello, così come tutti gli altri sottostanti le finestre, era in amianto. Il buco fu chiuso e fu spennellata una resina protettiva, non solo nel muro esterno ma anche sui pavimenti, nelle parti in cui il linoleum dei corridoi presentava i danni più evidenti. Tutto realizzato durante le vacanze estive, a scuola chiusa.

Pericolo scansato? Secondo la preside sì. “L’Asl ha verificato che si trattava dell’amianto meno pericoloso, non friabile – ha detto – I livelli di rischio sono al di sotto dei limiti: quindi siamo tranquilli”. È stato monitorato se ci sono fibre aerodisperse? “Il monitoraggio dell’aria non lo fa nessuno, si informi”, dice la preside.

In Italia però sono numerose scuole costruite in amianto: quasi tutte quelle edificate negli anni ‘60 e ‘70. E il monitoraggio dell’aria è una delle prassi adottate per la sicurezza. Si può discutere su quanto possa servire controllare l’aria due volte l’anno, a scuola chiusa. Ma è certo uno degli strumenti a disposizione per capire se c’è un rischio da esposizione all’amianto.

“I buchi sono stati tutti tappati da una resina specifica, non ci sono pericoli”, ci dice la preside. In realtà negli angoli di alcune aule la pavimentazione è scrostata e oltre alle resine ci sono parti di pavimento tenute insieme con scotch da pacchi. In un corridoio, poi, ci sono buchi e crepe ben visibili.

“La situazione peggiore è quella del linoleum spezzato nei sottocattedra – dicono dalla segreteria – ma proprio perché confinati sotto quelle pedane sono in sicurezza”. Le fibre di amianto, però, sono anche 13mila volte più sottili di un capello e, invisibili a occhio nudo, viaggiano tra gli ambienti. “L’Asl ci ha rassicurati – dicono in presidenza – Non ci sono pericoli”.

Gli studenti però sono allarmati. Hanno organizzato numerose assemblee per parlare di questa problematica. La prossima è in programma per martedì 28 marzo. Vogliono sapere quando e se la loro scuola diventerà davvero sicura.  Il preventivo della città metropolitana risale a ottobre. A che punto siamo? Dagli uffici tecnici fanno sapere che nell’ambito del piano triennale degli interventi, la scuola di via di Bravetta è in pole position. “Vista la gravità della situazione – precisano i geometri– abbiamo sottolineato che bisogna urgentemente bonificare quella scuola”.

Ma il piano non è ancora partito, la graduatoria è poco più di un “desiderata” dell’ufficio tecnico, i soldi non sono ancora stanziati e quindi le gare di appalto non ancora partite. L’estate  – quando la scuola sarà chiusa e sarebbe possibile intervenire con i lavori di bonifica – è più vicina di quanto sembri, considerando i tempi della burocrazia. Nel frattempo, centinaia di ragazzi oggi, come ogni altro giorno, entreranno in classe incrociando le dita.