Educazione affettiva, il ddl Valditara condanna una generazione a ignorare consenso, contraccezione e malattie
di Riccardo Capanna
Finalmente in Italia è stata approvata l’educazione sessuale nelle scuole. Anzi no. Il ddl Valditara, approvato giovedì dal Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari, non introduce l’educazione sessuo-affettiva come materia curricolare, ma come corso facoltativo cui partecipare solamente previa consenso informato e scritto di entrambi i genitori, neanche fosse l’insegnamento della religione cattolica. Qualora i genitori non dessero il via libera, si ipotizzano, quali materie di “alternativa”, i seminari.
Nessuna riforma dell’istruzione, prima d’ora, aveva avuto bisogno dell’approvazione dei genitori — se no, nessuno avrebbe acconsentito alle leggi Casati (1859) e Coppino (1877) che hanno reso obbligatoria l’istruzione primaria. Anche la Costituzione assegna il dovere-diritto di istruire i più piccoli allo Stato e non alle famiglie: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi” (art. 33). Anzi, “nei casi di incapacità dei genitori”, vedasi famiglia nel bosco, “la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art. 30).
Ma non è finita qui. Se la Consulta farà passare la legge, i ragazzi, previo consenso di mamma e papà, potranno partecipare ai corsi di educazione sessuo-affettiva a partire dagli 11 anni, anziché dalle elementari come consiglia l’Oms e fanno i Paesi nordici. C’è la paura — dicono dalla destra reazionaria — che s’insegnino “le posizioni sessuali” e “la propaganda gender” ai bambini, ma l’unico rischio è che questi ultimi imparino i nomi corretti delle parti del corpo (pene, vulva, ano…) e riescano a dare un nome ai propri sentimenti (e, dunque, identificarli e denunciarli se tossici o nocivi).
Il neopuritanesimo all’italiana, dove fare sesso non è più un tabù ma è un tabù parlarne, condannerà un’altra generazione a ignorare le Mst, le gravidanze indesiderate, la contraccezione, il consenso. Secondo un’inchiesta della Fondazione Libellula, un ragazzo su 5 tra i 14 e i 19 anni considera normale toccare o baciare una persona senza il suo consenso, per uno su 4 non è strano diffondere i dettagli intimi del proprio partner. Sono i risultati del più prolifico, nonché unico educatore sessuale oggi attivo in Italia: PornHub.