Hanno ammazzato il Mattarellum, il Mattarellum è vivo. Il tempo di seppellirlo in commissione alla Camera che Matteo Renzi la rimette subito in carreggiata e a chi gli dice che al Senato non ci sarebbero i numeri approvare la vecchia legge elettorale lui risponde citando Boskov: “‘Rigore è quando arbitro fischia…’. I numeri li vedremo quando ci sarà la discussione. Mi auguro che in Parlamento si vada avanti, si corra. Non aspettino il congresso Pd, vadano avanti. Si voti e si dica di no. Vogliono fare un altro meccanismo? Ma il giochino del rinvio e della melina non devono metterlo in conto al Pd. Se ci sono altre proposte che votino, che decidano, ma non vengano a cercare a noi”. Con un po’ di conti della serva, Pd e Lega Nord – esplicitamente favorevoli al Mattarellum – metterebbero insieme 111 senatori ai quali si possono aggiungere i 15 bersaniani di Mdp. Tuttavia la maggioranza necessaria è a quota 158 e raggiungerla è più difficile di quanto già non appaia, perché tutti i partitini sono contrari a un sistema che è l’emblema del maggioritario e favorisce aggregazioni e partiti maggiori. Di sicuro sono contrari Forza Italia e Area Popolare. E appare inverosimile che il Movimento Cinque Stelle – che porta in dote 35 voti – cambi (di nuovo) idea sulla legge elettorale.

Ma l’operazione di Renzi è politica ed è una delle abitudini a cui è più affezionato: lanciare la palla nell’altra parte del campo. “I numeri sul Mattarellum li vedremo nella discussione parlamentare. Con la Lega i voti per il Mattarellum ci sono: vogliono dire di no al Mattarellum? Votino” ribadisce Renzi a CorriereLive. In sostanza vuole che la discussione avvenga in Aula, al Senato, per far capire che non è il Pd né a rallentare né a volere una legge che – in caso di proporzionale di qualsiasi tipo – produrrebbe non poca confusione nella prossima legislatura, con un Parlamento più o meno bloccato.

L’effetto diretto è che il Pd nell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera il capogruppo Emanuele Fiano ha chiesto che non basta la presa di posizione di Fi e Ap, ma che anche gli altri gruppi devono pronunciarsi sul Mattarellum, cosa che quindi avverrà nella seduta di martedì prossimo. Interpellato sul prosieguo dei lavori, il presidente e relatore, Andrea Mazziotti ha commentato: “Aspettiamo di vedere cosa emerge martedì e ovviamente per il prosieguo attendiamo le decisioni della Conferenza dei capigruppo” che decide il calendario dell’Aula.

A rispondere indirettamente a Renzi e Fiano è Danilo Toninelli (M5s) che, intervistato da Radio Cusano Campus, ha ricordato che “il Pd da solo ha fatto 7 proposte di legge elettorale, ma dove vuole andare? Non si arriverà mai ad una quadra se ognuno pensa ai suoi interessi. Siccome il Pd sta andando in frantumi sta bloccando tutto il Paese. Renzi è l’artefice di questo disastro. Il rischio è che si vada a votare con queste due leggi diverse che sono state riscritte dalla Consulta”.

Intanto nel Pd Simone Valiante, deputato che sostiene Michele Emiliano al congresso, cerca di portare la discussione interna al partito su aspetti concreti. Per esempio i capilista bloccati, sui quali il presidente della Puglia insiste da tempo. “Michele Emiliano ha espresso in maniera chiara la sua posizione in merito alla legge elettorale dicendo che, se dovesse fallire il Mattarellum, si può fare una riforma anche rapida per chiedere la modifica dell’Italicum con l’eliminazione dei capilista bloccati, come prevede il nostro disegno di legge – dice Valiante – Chiediamo da giorni, al di là della tattica, se Renzi ed Orlando vogliono o no eliminare i capilista bloccati. Il silenzio delle loro posizioni congressuali fa pensare che gli conviene un sistema elettorale di rendite”.