“L’Italia non è un Paese per non obiettori” racconta con amarezza una delle molte ginecologhe che il 20 marzo hanno partecipato a Milano al IV Convegno nazionale della Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/787. “Il nostro è un percorso a ostacoli, siamo considerati lavoratori di serie B, a volte siamo perfino emarginati”. Queste sono solo alcune delle frasi che i medici non obiettori di coscienza utilizzano per descrivere il loro lavoro. “Il rischio è quello di finire a fare esclusivamente aborti per supplire ai tanti medici che hanno scelto di non farli” racconta una primaria durante il convegno. Perché secondo gli addetti ai lavori, decidere di non praticare l’interruzione di gravidanza non è sempre una scelta etica. “Spesso si tratta di una decisione di comodo“, ovvero una scelta che può anche essere fatta anche per “non compromettere una certa progressione di carriera”.