Le drammatiche notizie di arresti e sequestri di aziende che operano nel settore dei rifiuti speciali, industriali e tossici in Campania e in tutta Italia dimostrano che la mala gestione di questo genere di rifiuti, ben l’80% circa del totale tra dichiarati e in regime di evasione fiscale, continua imperterrita e che le radici di Gomorra e “Terra dei Fuochi” non sono state ancora né tagliate né inaridite. Esiste una perdurante assenza di tracciabilità certa e satellitare dei rifiuti speciali, ben oltre 135 milioni tonnellate di rifiuti l’anno, di cui oltre dieci tossici, e un Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) sotto inchiesta per truffa che blocca tutto.

I rifiuti industriali pericolosi circolano liberamente e senza alcun controllo valido per l’Italia ed il mondo, nonostante le informative di chi, come il tenente Roberto Mancini, con le sue indagini sin dagli anni 80 aveva già identificato il problema in Italia e non certo solo in Campania, ma soprattutto al Nord, in Lombardia e nel Bresciano. Consentiamo altresì, a criminali rei confessi “pentiti”, come non solo ormai il defunto Carmine Schiavone, ma i Perrella, i Vassallo, i Bidognetti, addirittura di diventare “stars” della letteratura noir quando raccontano dello smaltimento di rifiuti tossici. Eroi come Michele Liguori e lo stesso Mancini sono ormai polvere e dubito molto che sarà loro data almeno un minimo di giustizia, con i processi da loro istruiti, avviati alla prescrizione grazie alla disponibilità economica eccezionale di questi criminali in grado di dotarsi dei migliori difensori disponibili.

Mi fa molto male, dopo avere vissuto i percorsi di studio e denuncia dei nostri territori massacrati, rilevare che i nostri attivisti, uno ad uno, si stanno ammalando o sono già mancati per patologie correlabili alle loro attività di denuncia e di sentinelle del territorio, e continuare a sentirci pure umiliati oltre che dai pentiti anche dalle Procure che ci accusano di denunciare poco, quando il vero problema è la terrificante lentezza di indagini e processi che garantiscono una prescrizione certa agli ecomafiosi e lasciano sotto il tiro dei criminali i cittadini che denunciano pagando ancora troppo spesso con la propria salute.

La vicenda dei sequestri delle aziende, che fanno capo ai fratelli Pellini per oltre duecento milioni di euro, dimostra quanto asseriva sin dagli anni 90 il tenente Mancini, e cioè che le ditte che operano in Italia nel settore dei rifiuti industriali in Italia sono una ristretta e potentissima lobby di una trentina di aziende, tra loro strettamente interconnesse per coprire l’intero settore, e che sono al di fuori di qualunque efficace controllo pubblico, pur trattando rifiuti di una pericolosità eccezionale come l’amianto. In Campania, ufficialmente ne registriamo non meno di 4,3 milioni di tonnellate da smaltire, ma ricordiamo che la nostra Regione dichiara da molti decenni zero, e sottolineo zero, impianti di smaltimento finale, mentre affida con regolari contratti la raccolta dell’amianto a ditte già condannate persino in Cassazione o, come i Pellini, in secondo grado di giudizio.

E’ veramente gravissimo e quantomeno schizofrenico! E’ indispensabile quindi che qualche forza politica abbia il coraggio di presentare una sorta di “legge Severino” per le ditte che si occupano di gestione di rifiuti speciali, industriali e tossici in modo che sia immediatamente impedito a qualunque ditta operi nel settore dei rifiuti industriali di continuare ad operare in questo settore dopo una condanna di primo grado, o almeno di secondo grado, sulla base del principio di precauzione.

Troppi morti innocenti continuano a pagare per l’ignavia dello Stato italiano e troppe “stars” criminali girano da uomini liberi a farsi pubblicità (retribuita) dei propri crimini di ecomafiosi. I criminali dei rifiuti tossici sono pentiti soltanto di non potere continuare a fare profitti infiniti in uno Stato che continua a permetterlo nell’impunità lasciando tutti noi, dopo, a piangere e a litigare sul numero dei morti.