La clausola del “patto della frittura di pesce” di Vincenzo De Luca per il Sì al referendum costituzionale – uno scranno alla Camera per il figlio Piero De Luca – si rinnova in vista del congresso dei lunghi coltelli. Matteo Renzi non può fare a meno del Governatore della Campania. Ed il Pd che vuole sopravvivere alla scissione non può rinunciare ai Signori delle Tessere – parlamentari, consiglieri, ex consiglieri, ex assessori – attivi dietro al grande pasticcio dei nove nomi falsi nella lista civica di Valeria Valente. In altri tempi e in altri contesti De Luca e Valente, e i loro corifei, sarebbero stati ridimensionati, puniti, messi a margine del partito. Restano tronfi e con immutato potere – la parlamentare non si dimette nemmeno da capogruppo a Napoli – perché Renzi seguita ad aver bisogno di loro e dei loro apparati. Voti, pacchetti di tessere, finanziatori – ‘Napoli Vale’ riuscì a raccogliere circa 200mila euro di finanziamenti per le amministrative di Napoli, fondi legittimi e registrati, un dato raccolto dalla Procura che però vuole scannerizzarlo nel dettaglio.

Una forza d’urto che soprattutto De Luca è capace di spostare a suo piacimento in vista di primarie e appuntamenti importanti. Lo dicono i precedenti. Quando De Luca ha sostenuto Bersani contro Renzi, Bersani ha sfiorato il 90% a Salerno. Quando pochi mesi dopo De Luca ha sostenuto Renzi contro Cuperlo, Renzi ha superato il 90% a Salerno. A Salerno, quando il capo decide, i gregari eseguono senza fiatare. Almeno, quando è in gioco il destino del Pd (i numeri del referendum direbbero il contrario). Il capo ha recuperato posizioni anche a Napoli, dove ha rinsaldato il rapporto con il capogruppo Pd in Regione Campania Mario Casillo, raffreddatosi dopo le incomprensioni sulle nomine nella sanità e le conseguenti inchieste su Enrico Coscioni e sul papà di Mario Casillo, Franco Casillo, ex Dc di lungo corso con grande influenza elettorale nel sottobosco ospedaliero campano.

De Luca è la punta dell’iceberg di un blocco granitico che conta Casillo a Napoli, il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro a Benevento, il presidente del consiglio regionale Rosetta D’Amelio ad Avellino, il consigliere regionale Stefano Graziano a Caserta (definitivamente archiviato in queste ore dalle accuse di corruzione elettorale). Una maggioranza in Campania che non dovrebbe subire eccessivi danni dalle annunciate fuoriuscite dal Pd dell’europarlamentare Massimo Paolucci, dei parlamentari Luisa Bossa e Giorgio Piccolo, dell’ex assessore napoletano Tino Santangelo. E’ un gruppo accomunato dall’aver già assunto in un recente passato posizioni ‘eretiche’: il sostegno alle primarie di Napoli ad Antonio Bassolino ed il No al referendum. Bassolino invece ha votato Sì e resta nel Pd. Ha affidato ad una lunga intervista al Mattino le sue preoccupazioni sul futuro del partito. Non ha ancora preso posizione su Renzi e sui suoi avversari al congresso. Di tutti i renziani, è il più critico ed amareggiato, ed i suoi futuri movimenti sono tutti da scoprire. Da capire anche cosa farà Valente, renziana ma proveniente dai Giovani Turchi e candidata a Napoli in quota al ministro della Giustizia Andrea Orlando, uno dei competitor di Renzi alle primarie.

C’è poi la non-notizia del patto De Luca-Renzi per candidare Piero De Luca alla Camera. Se ne riparla ad intervalli regolari ed ogni qual volta si avvina un test importante. Chi ha memoria lunga ricorda che l’allora sindaco di Salerno provò a spedire il rampollo a Montecitorio già nel 2008. Per settimane il Pd salernitano preparò l’ingresso di un non meglio precisato “giovane” da affiancare all’altra “giovane” Pina Picierno nella lista bloccata Campania 2, per disegnare una immagine di rinnovamento dopo la rottamazione di Ciriaco De Mita. Il segretario dei Ds di Salerno Alfredo D’Attorre, deluchiano senza se e senza ma, pensava di essere lui quel giovane, senza immaginare che De Luca stava preparando un blitz a Roma per piazzare il figlio Piero. Veltroni oppose un no, le acque si agitarono, saltarono dal tavolo sia i nomi di De Luca jr che di D’Attore ed entrò in lista a rappresentare Salerno un fedelissimo di De Luca un po’ meno giovane, Fulvio Bonavitacola, l’attuale vice Governatore.

D’Attorre se la legò al dito e poco alla volta si allontanò dal Pd. Ora è parlamentare di Sinistra Italiana, e della stagione salernitana, lui custode di tutti i segreti di De Luca e dei deluchiani, ha deciso di non parlarne mai più. Piero e Roberto De Luca stanno ritagliandosi una carriera politica sotto l’ombrello del padre. Dei due, Piero è quello spigliato, dall’eloquio fluente, l’avvocato dalle mille amicizie negli ambienti di Salerno che contano, il frontman del comitato referendario campano che ha presieduto con modesti risultati ma con grande impegno. Roberto, assessore comunale della giunta Napoli, è quello rigoroso, il commercialista preparato che si è fatto le ossa attraverso una consulenza gratuita alle politiche di sviluppo economico per il presidente della Provincia Giuseppe Canfora e il ruolo di responsabile Economia del Pd salernitano. Piero e Roberto custodiscono l’agenda degli incontri del padre e chi vuole arrivare a De Luca senior sa che deve passare attraverso uno di loro. Circola una battuta che cristallizza il rapporto fortissimo che lega i tre e che riguarda un comunicato che potrebbe essere scritto nel 2018 dall’ufficio stampa della Regione Campania: “Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca ha incontrato a Palazzo Santa Lucia il sindaco di Salerno Roberto De Luca per discutere insieme il sostegno delle rispettive istituzioni al disegno di legge per finanziare la manifestazione ‘Luci d’Artista’ di Salerno presentato dal deputato Piero De Luca”. Se Renzi dovesse stravincere le primarie dem, il comunicato potrebbe diventare realtà.

 

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Vincenzo Iurillo,

in relazione all’articolo pubblicato a Sua firma sul Fatto Quotidiano On Line dal titolo “Pd, l’effetto delle primarie democratiche in Campania: nuovo patto Renzi-De Luca e Valeria Valente ancora al suo posto” faccio presente che la lista, tra quelle a mio sostegno alle ultime elezioni amministrative, “Napoli Vale” ha presentato un bilancio di previsione di spesa massima pari ad un tetto di 26mila euro. Tetto che non è stato oltretutto nemmeno mai raggiunto. I 200mila euro di raccolta fondi tra privati cui Lei fa riferimento nell’articolo si riferiscono invece all’intera campagna elettorale per le amministrative che include la gestione dei comitati, le affissioni, i costi per le iniziative pubbliche, stampa materiali, fac simile e le attività complessive della mia campagna elettorale e delle 11 liste in campo a mio sostegno. Sono tutte spese regolarmente rendicontate. Del resto, si tratta di cifre assolutamente in linea con il tipo di campagna elettorale che abbiamo fatto: nel complesso, molto semplice e sobria. Ricordo, inoltre, che per le comunali non esiste nessuna forma di rimborso elettorale. A maggior ragione sono dispiaciuta e, ancora di più, non trovo una spiegazione plausibile alla brutta vicenda dei 9 candidati inconsapevoli inseriti nella lista “Napoli Vale”, che, lo ricordo, anche senza queste 9 malcapitate persone, aveva comunque i requisiti numerici e il giusto equilibrio di genere previsto dalla legge per essere ammessa. Questo non toglie che qualcuno abbia commesso degli errori. Lasciamo dunque lavorare la magistratura per accertare se a questi errori corrispondono, ed eventualmente in che misura, responsabilità di ordine legale. Resta in ogni caso il fatto che io personalmente da questi errori, prima e dopo la campagna elettorale, ne ho tratto solo danni. Alle elezioni perché avevo in lista 9 persone non impegnate a portare voti. Dopo le elezioni, perché venuta a galla questa vicenda, la responsabilità è stata completamente addebitata a me dalla stampa e dai mezzi d’informazione, pur essendo io personalmente ignara di tutto e pur non essendo io indagata. Non sono quindi né tronfia, né indifferente a tutto questo, semplicemente vado avanti a testa alta perché ho la coscienza a posto e non ho nulla di cui vergognarmi.

Cordialmente,

Valeria Valente