Flotilla, Israele prolunga fino a domenica la detenzione di Thiago Avila e Saif Abukeshek. Notte di tensione per 4 barche dirette in Grecia
Thiago Avila e Saif Abukeshek resteranno detenuti in isolamento nel carcere di Shikma, in Israele almeno fino a domenica mattina. Si tratta di una nuova proroga decisa dal tribunale di Ashkelon. Per i due attivisti, membri del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, la polizia israeliana aveva chiesto altri sei giorni di carcere. Richiesta accolta dal tribunale. A comunicare la decisione è stata la ong Adalah che li assiste legalmente.
Avila e Abukeshek si trovano in carcere in Israele dopo l’arresto illegale avvenuto a seguito dell’abbordaggio da parte della Marina di Tel Aviv di 22 barche sulle 58 che compongono la missione il 30 aprile. Da sei giorni in sciopero della fame. “Il tribunale ha autorizzato la loro detenzione fino a domenica mattina”, ha dichiarato Miriam Azem, coordinatrice per la difesa dei diritti umani dell’ong israeliana Adalah.
Come scrive Haaretz, sono accusati di aver aiutato il nemico in guerra, di appartenere a un’organizzazione terroristica, di essere in contatto con un agente straniero e di aver commesso altri reati.Gli avvocati dell’ong, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, che rappresentano i due attivisti, hanno sostenuto durante l’udienza che le accuse a loro carico sono infondate e che non sussistono basi legali per la loro detenzione. Adalah precisa che non sono state formalizzate accuse e che la loro detenzione è finalizzata all’interrogatorio in corso.
La difesa ha sottolineato anche che non esiste alcun collegamento tra la fornitura di aiuti alla popolazione civile tramite una flottiglia umanitaria e qualsiasi “organizzazione terroristica”. Adalah ha inoltre sostenuto che, poiché gli attivisti sono stati rapiti a oltre mille chilometri da Gaza e non sono cittadini israeliani, la legge israeliana non si applica al loro caso. Nonostante queste argomentazioni, però, il giudice Yaniv Ben–Haroush ha accolto interamente la richiesta dello Stato di prorogare la detenzione, “basandosi in parte su prove segrete che né gli attivisti né i loro avvocati hanno avuto il permesso di visionare”. Tra l’altro il tribunale ha concesso la proroga senza imporre alcuna limitazione o vincolo giudiziario al periodo di interrogatorio.
Una decisione che per Adalah “equivale a una convalida giudiziaria dell’illegalità dello Stato“. L’ong annuncia che “presenterà immediatamente ricorso al Tribunale distrettuale per contestare questa decisione e per chiedere l’immediato e incondizionato rilascio di Thiago e Saif”. Lunedì gli avvocati hanno incontrato i due attivisti all’interno della struttura penitenziaria gestita dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano e hanno denunciato le loro condizioni di detenzione tra “minacce di morte, maltrattamenti e privazione del sonno”.
Intanto, nonostante gli abbordaggi gli attivisti si preparano a ripartire da Creta con le 31 barche non bloccate dagli israeliani, le altre non sono recuperabili. La Flotilla ripartirà nei prossimi giorni e andrà in Turchia. Alcune barche si uniranno dalla Grecia, altre dalla stessa Turchia. In navigazione vero le coste greche ci sono anche le quattro barche della Freedom Flotilla Coalition, partite da Siracusa il 2 maggio scorso. Per gli equipaggi è stata una notte di tensione: prima il sorvolo di un elicottero militare, poi droni e l’avvicinamento di imbarcazioni non identificate a luci spente.
Dalla missione confermano di essere stati sottoposti “a sorveglianza militare attiva e intimidazioni” mentre si trovavano nel Mar Ionio, tra Italia e Grecia, a poco distanza dal luogo dei recenti abbordaggi. Alle 19:27 (orario palestinese, le 18:27 italiane), ricostruiscono in una nota, è stato segnalato un elicottero militare che sorvolava la loro posizione. Alle 21:53 i partecipanti hanno riferito la presenza di tre droni e di una nave non identificata in lontananza, con le luci di navigazione volutamente spente. I dati dei portali di monitoraggio, tra l’altro, hanno confermato che un aereo statunitense Lockheed Martin ha sorvolato direttamente la flotta poco prima dell’ultima escalation.
La Global Sumud Flotilla ha espresso “grave preoccupazione per l’incolumità fisica di tutti i partecipanti. Alla luce delle prove di torture e abusi subiti da volontari della Global Sumud cresce il timore che queste manovre tattiche rappresentino il preludio a ulteriori rapimenti illegali”. La Sumud Flotilla lancia quindi un messaggio al governo greco: “Il vostro mancato intervento per garantire la sicurezza di imbarcazioni civili umanitarie nelle vostre acque costituisce una violazione del diritto del mare e un atto di complicità. Chiediamo un intervento immediato per proteggerle da interferenze militari straniere”. E poi rivolgendosi alla comunità internazionale: “Chiediamo garanzie di sicurezza per tutto l’equipaggio. La presenza di aerei militari di produzione statunitense e di navi non identificate ‘sospette’ suggerisce uno sforzo coordinato per reprimere una missione umanitaria pacifica attraverso paura e forza”.