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Mattarella: “Missioni Onu ultimo strumento per la pace. Azioni dei militari trovano legittimazione nel solco della Costituzione”

Il presidente Mattarella celebra i 165 anni dell'Esercito e richiama il ruolo delle Nazioni Unite: "Diritto indebolito impone resilienza delle istituzioni"
Mattarella: “Missioni Onu ultimo strumento per la pace. Azioni dei militari trovano legittimazione nel solco della Costituzione”
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Le missioni Onu come “ultimo strumento” della comunità internazionale per “una risoluzione pacifica” delle crisi in un mondo “sempre più frammentato e fragile”, dove la “resilienza istituzionale” è “presidio e sicurezza”, insieme alla Forze armate che sono chiamate a rispondere “alle scelte strategiche che Parlamento e Governo si trovano a dover definire”.

Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato una rappresentanza dell’Esercito in occasione del 165simo anniversario della sua costituzione sottolineando che “ogni azione dei nostri militari trova legittimazione e guida nel solco tracciato dalla Costituzione” e che i “principi cardine di libertà, uguaglianza, giustizia, rispetto della dignità umana non sono enunciati teorici ma rappresentano la bussola etica, l’orientamento dell’impegno quotidiano” delle Forze Armate.

Il capo dello Stato ha ricordato l’impegno della brigata Sassari nella missione Unifil in Libano, dove i soldati sono “schierati sotto la regia delle Nazioni Unite” e “conducono in condizioni di sicurezza difficilissime la delicata missione di pace che costituisce l’ultimo strumento sul campo di cui la comunità internazionale dispone per promuovere una risoluzione pacifica della grave crisi in atto”.

Quella portata avanti in Libano, ad avviso del Quirinale, è una sorta di esempio di come si possano disinnescare i conflitti. Ricordando il “credibile ordinamento internazionale” post Seconda guerra mondiale nel quale “le Forze Armate di tanti Paesi, sotto l’ombrello dell’Onu, cooperavano a spegnere i focolai di scontro” e “a promuovere la pace”, Mattarella ha spiegato che con la fine della guerra fredda era sembrata aprirsi “la strada a una lunga prospettiva di pace”. Invece, “lo scenario è mutato e si manifestano crisi dagli effetti globali”.

Viviamo, ha ricordato il capo dello Stato, un “indebolimento del diritto internazionale” con “minacce ibride e asimmetriche” che “hanno travolto i tradizionali paradigmi di deterrenza e impongono una resilienza istituzionale che sappia essere presidio e sicurezza in un mondo sempre più frammentato e fragile”. In questo “processo” per “difendere gli interessi vitali dell’Italia” l’Esercito è “chiamato anch’esso a rispondere alle scelte strategiche che Parlamento e Governo si trovano a dover definire”.

Mattarella è tornato a richiamare la necessità di un “adeguato strumento difensivo europeo”, al quale deve concorrere l’Esercito per far “prevalere le ragioni del diritto internazionale e del rispetto delle istituzioni multilaterali sulla pretesa della forza”. In questo contesto, “la dedizione delle donne e degli uomini della Forza Armata rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza della nostra comunità e l’affermazione dei valori della Costituzione, nel vasto contesto internazionale in cui si inserisce la vita del nostro Stato”.

Il presidente della Repubblica ha anche rimarcato come in un mondo in cui le armi vengono anche “sorretti dalla intelligenza artificiale”, il soldato debba restare “il baricentro non sostituibile anche nella guerra contemporanea” nella quale “la tecnologia gioca un ruolo crescente, ma non può sostituire il discernimento umano”. E ha messo in guardia: “Guai a operare diversamente: le tragedie si moltiplicherebbero e se n’è già registrato qualche esempio”.

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