Nel campo largo si parla di primarie, ma alle politiche manca più di un anno. Sempre che la legislatura arrivi alla fine
Mettere a punto il programma, stabilire quali partiti lo sottoscrivono e infine individuare il candidato premier, attraverso le primarie oppure al termine di una consultazione politica fra i partiti della coalizione progressista. Tutto semplice e chiaro. Persino scontato. Sulla carta, però…
Difatti le cose stanno andando all’opposto. Nonostante gli impegni assunti all’indomani del referendum vittorioso e l’invito perentorio dei milioni di elettori che avevano consentito la vittoria del No, ovvero non litigate sul nome del candidato premier. Non spaccatevi. Non distruggete la dote politica appena raccolta. Non sbaragliate le regole che voi stessi vi siete appena dati.
Purtroppo il dibattito fra gli esponenti dell’opposizione al governo Meloni si è subito incanalato sul nome di chi dovrà contendere a Meloni la guida dell’Italia.
Elly Schlein guida il partito di maggioranza relativa del campo largo, si ritiene la candidata naturale del centrosinistra. Dovrà fare i conti con l’inquieta opposizione interna che già semina ostacoli sul suo cammino. In particolare la sinistra per Israele (Fassino, Picierno, Fiano, Gori ecc) che l’accusa di “dirigismo”, per dirla con il linguaggio del vecchio Pci. Per contrastarla Schlein ha in serbo l’arma delle liste elettorali di proscrizione che faranno fuori i ribelli che vogliono trascinare il Pd al centro, verso l’alleanza con Forza Italia e il pulviscolo centrista di Renzi, Calenda & C. Appoggiata dall’ex avversario Bonaccini, Schlein farà bene a presentarsi agli elettori di sinistra, specie quelli renitenti alle urne, con una postura politica nettamente progressista. Senza se e senza ma.
A complicare il quadro aleggia lo spettro di Silvia Salis, la sindaca di Genova tirata nella bagarre per la leadership dopo la sua risposta nell’intervista a Bloomberg: “Se mi chiedessero di correre per la premiership direi una bugia a rispondere che non ci penserei”. Salis ha poi corretto il tiro e chiuso la porta, ospite di Fabio Fazio: ”Sono la sindaca di Genova e il mio obiettivo e di fare la sindaca al meglio”. Dunque scende dalla giostra. Per ora. Pronta a risalirci qualora l’impasse sul nome del candidato premier risultasse insolubile. Senza passare dalle primarie, però. Salis le ritiene una minaccia alla compattezza della coalizione. Renzi la sostiene in funzione anti-Schlein, forse immaginando di trovare, attraverso di lei, più voce e più ruolo all’interno della futura maggioranza di governo.
L’estintore azionato da Salis non è bastato a spegnere l’incendio, né il tiro a palle incatenate di chi (i seguaci di Giuseppe Conte) teme che Salis sia l’outsider (l’underdog, direbbe Meloni) capace di scompaginare le gerarchie del campo largo e prendersi il trono. Alla faccia dei partiti. Anche Conte si ritiene in corsa.
Ci sarebbe l’eterna riserva, l’antico ma sempreverde Pier Luigi Bersani, il padre nobile del Pd spedito qua e là e nelle tv amiche, a dispensare pillole di saggezza e moderazione. Purtroppo Bersani è molto connotato a sinistra e si è chiamato fuori dai giochi. E va per i 74 anni. L’imitazione di Maurizio Crozza ne sunteggia perfettamente il pensiero, paradossalmente rendendolo ancora più convincente. Eccola, tratta da Fratelli di Crozza, dal minuto 16:24 al minuto 21:36.
Alle politiche manca più di un anno, però non è certissimo che la legislatura arrivi a scadenza. Giorgia Meloni, incalzata dalla crisi economica incombente, potrebbe rovesciare in anticipo il tavolo e spedire il Paese alle elezioni anticipate in autunno. Sperando di scaricare sul nuovo esecutivo di centrosinistra il peso della prossima finanziaria (l’ennesima) lacrime e sangue, e dunque la sgradevole responsabilità politica di imporre agli italiani di tirare vieppiù la cinghia.
Contro ipotesi del voto anticipato lavora una controindicazione. Con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, la coalizione progressista risulterebbe favorita. Infatti la destra ha già incardinato in Parlamento la proposta di una nuova legge elettorale proporzionale che cancella i collegi unici e smonta il pronostico che vedrebbe gli avversari fare incetta di seggi al Sud. Per approvare entro l’anno il nuovo testo (lo Stabilicum assegna un abnorme premio di maggioranza alla coalizione che guadagna almeno il 40% dei voti) serve tempo e la legislatura deve proseguire.
Stante la sostanziale parità dei due schieramenti, con una leggera prevalenza del centrosinistra (dicono oggi i sondaggi, domani chissà…), diventerebbe decisivo per la vittoria del centrodestra il partito del generale Vannacci. Fantapolitica? Mica tanto…