Cinque associazioni animaliste scrivono a Beppe Grillo per chiedergli di intervenire: secondo loro l’amministrazione ha tradito la promessa fatta durante la campagna elettorale, quella di opporsi all’apertura dello zoo al parco Michelotti, un’area verde sul Po in cui fino a trent’anni fa sorgeva il giardino zoologico di Torino. Lo fanno ricordando che moltissimi attivisti hanno sostenuto il Movimento 5 Stelle e contribuito alla vittoria “nella speranza di una inversione di rotta nella gestione della cosa pubblica e nel rispetto degli animali”. Ma per loro la misura è colma e per questo chiedono al garante del M5S di intervenire.

La lettera – inviata il 28 gennaio da Enpa, Lac, Lav, Leal e Sos Gaia – è dura: “Riteniamo il comportamento della giunta e dei consiglieri comunali M5s in netto contrasto con il programma elettorale presentato lo scorso giugno dalla attuale sindaca Chiara Appendino”, si legge. L’allora candidata prometteva la salvaguardia dell’ambiente “quale bene di tutti”, migliorie agli spazi verdi e tutele agli animali. In particolare nel programma di governo, poi approvato dal consiglio comunale, si faceva riferimento alla promozione di “una cultura del rispetto che riconosca tutti gli animali come soggetti di diritti”. E poi ancora alla “definizione di precise misure atte a sfavorire la detenzione a qualsiasi titolo di animali selvatici ed esotici in strutture fisse (vedi zoo, bioparchi) o temporanee”. Tutte promesse disattese, secondo gli animalisti.

L’amministrazione, dal canto suo, afferma di essersi trovata con le mani legate. Il progetto – avviato nel 2015 dalla giunta di Piero Fassino per riqualificare un parco abbandonato – è stato approvato con una determina dirigenziale il 29 giugno 2016 poco prima dell’insediamento di Appendino. Con quell’atto si attestava l’aggiudicazione definitiva della concessione trentennale dell’area al raggruppamento di imprese composto da Zoom Torino e da Zoom in progress Srl, Zoom Torino, società di Gianluigi Casetta, già a capo di un grande bioparco nella provincia.

L’amministrazione “si è perfettamente allineata al progetto, ostacolando ogni azione posta in essere dalle associazioni scriventi per fermare l’iter procedurale”, sostengono gli animalisti. Esempio di questo allineamento sarebbe la decisione di “resistere” contro il ricorso delle associazioni al Tar del Piemonte: il Comune di Torino si è costituito per difendere il proprio atto, una scelta obbligata, secondo l’assessore all’avvocatura Alberto Sacco, anche per il rischio di dover pagare ai privati i danni in caso di sconfitta. “Le promesse ed i principi etici che da sempre caratterizzano il Movimento 5 Stelle vengono sacrificati per il timore di dover sostenere ipotetiche e tutt’altro che certe richieste di danni in caso di sospensione dell’iter di approvazione del progetto”, si legge nella lettera a Grillo.

Il progetto di Zoom non prevede uno zoo come normalmente inteso, grosse gabbie con animali strappati alle savane o alla giungla, ma una fattoria didattica, un acquario e un rettilario con esemplari esotici ospitati nelle strutture abbandonate del vecchio parco chiuso nel 1987. Alle cinque associazioni, però, non piace neanche questa soluzione: “La privatizzazione del Parco Michelotti per la realizzazione di uno zoo con animali esotici detenuti va in direzione esattamente contraria a tutte le promesse elettorali”.