Sette partite di fila l’Inter non le vinceva da quasi 5 anni: era il 3 novembre 2012, la formazione allora di Stramaccioni conquistava lo Juventus Stadium dove Antonio Conte non aveva ancora mai perso. Sembrava poter essere l’inizio di un nuovo ciclo. Dopo quella impresa, invece, l’Inter si perse e non si ritrovò più, se non per un paio di mesi finiti altrettanto male con Roberto Mancini. Oggi i nerazzurri grazie a Stefano Pioli sono di nuovo una squadra vera. Forse: lo dirà proprio la partita di Torino, visto che domenica sera c’è di nuovo Juventus-Inter. Comunque vada allo scudetto ovviamente non c’è neanche da pensarci, ma per la Champions League potrebbe non essere troppo tardi.

n 97 giorni Stefano Pioli ha trasformato l’Inter e l’ha portata dal 14esimo al quarto posto. Il 3-0 di sabato contro il Pescara è stata la settima vittoria consecutiva in campionato. La striscia si allunga addirittura a nove con il successo ai supplementari in Coppa Italia contro il Bologna e quello ininfluente in Europa League con lo Sparta Praga. Numeri eloquenti (come la media punti: 2,44 a partita, meglio di tutti in Serie A), che dicono tanto e neppure tutto della metamorfosi: è quasi impossibile credere che questa sia la stessa identica squadra che con De Boer era allo sbando più totale, tecnico, tattico e mentale. Le chiavi del successo sono chiare: Pioli innanzitutto ha dato un’identità di modulo e di uomini ad una formazione che non aveva né capo né coda. Ha rigenerato alcuni giocatori (su tutti Kondogbia), ha convinto gli interpreti più offensivi a correre anche all’indietro e non solo in avanti. E questo ha aiutato la difesa a subire meno. Poi ha risolto il problema realizzativo, insegnando agli esterni a tagliare verso il centro (Perisic è già arrivato a 7 reti) e ai centrocampisti ad inserirsi.

Il resto l’hanno fatto il mercato (l’arrivo di Gagliardini, mai così azzeccato, ha alzato molto l’asticella in mezzo al campo; così come altre partenze hanno decongestionato lo spogliatoio), tanta convinzione, un po’ di fortuna visto il calendario: la striscia è tutta fatta di vittorie contro squadre di media-bassa classifica (Genoa, Sassuolo, Udinese, Chievo, Palermo, Pescara), con la sola eccezione della Lazio (comunque in crisi). Questo è forse l’unico dubbio che resta, e anche a chiarirlo servirà il big-match di domenica prossima. Di certo l’Inter ci arriva come una delle squadre più in forma del campionato: vince, diverte i propri tifosi e fa paura agli avversari. A quelli che ogni domenica si trovano di fronte una formazione che gioca dal primo minuto per vincere. E soprattutto alla Roma e al Napoli, le dirette avversarie per il terzo posto che non sono più irraggiungibili dopo i soliti passi falsi contro Sampdoria (campo difficile) e addirittura in casa contro il Palermo (che nel 2017 aveva solo perso).

Come volevasi dimostrare la corsa scudetto è chiusa, e non si è mai riaperta per l’inadeguatezza delle rivali della Juventus. Forse però per la qualificazione in Champions League il campionato ha ancora qualcosa da dire. Specie con gli scontri diretti, che l’Inter potrà giocare tutti in casa nel girone di ritorno: arrivati a meno tre dal Napoli, per la prima volta i nerazzurri possono dire di avere in mano il proprio destino. In questi suoi tre mesi a Milano Pioli ha fatto tutto e non ha fatto niente. L’ipotesi più probabile è ancora che questa sia l’ennesima stagione fallimentare nerazzurra, con un quarto/quinto posto insignificante, e una striscia buona al massimo a gettare le basi per il futuro. Ma domenica c’è la Juventus. A Torino. Proprio quella grande sfida che ha esaltato spesso i nerazzurri in questi anni mediocri (persino all’andata con De Boer). E che a novembre 2012 fa aveva rappresentato il culmine dell’illusione di Stramaccioni. Da allora sono passati 1.555 giorni, 5 allenatori e troppe delusioni. Domenica la striscia può interrompersi e la zona Champions tornare ad allontanarsi. O potrebbe anche continuare. In quel caso Pioli eguaglierebbe un altro record: l’ultima volta che l’Inter ha vinto otto partite di fila era addirittura il 2008. In panchina sedeva José Mourinho.

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