Non esistono solo ostaggi come il giornalista americano James Foley, il viaggiatore francese Hervé Gourdel o il cooperante britannico Alan Henning. Persone, “occidentali” da sacrificare per la propaganda di gruppi terroristici. Esistono anche “sequestri e rapimenti a lieto fine, che proprio a lieto fine non sono” perché portano sì alla liberazione degli ostaggi, ma dietro pagamento di un riscatto che alimenterà la “guerra del terrore”. Nel suo nuovo libro “Mercanti di Uomini, il traffico di ostaggi e migranti che finanzia il jihadismo” (Rizzoli, 2017, 18,50€) la giornalista ed esperta di economia e finanziamenti al terrorismo, Loretta Napoleoni, racconta questo “business sofisticato” che ha conosciuto un’impennata dopo l’11 settembre 2001 e che si lega alla ben più proficua tratta di esseri umani. Un mercato, quello dei riscatti, che nel 2015 ha portato nelle tasche dei gruppi terroristici oltre 2 miliardi di dollari.

In “Mercanti di Uomini” Napoleoni individua nella caduta del Muro di Berlino, “nel silenzio delle grandi Nazioni”, l’inizio della crescita di un business che è poi esploso dopo l’attentato di al-Qaeda al World Trade Center di New York. Un mercato che, secondo le testimonianze di negoziatori, vittime, ex terroristi e trafficanti raccolte o citate nel libro, in poco più di 15 anni è diventato uno dei più fruttuosi per i movimenti jihadisti di tutto il mondo. Un mercato del XXI secolo, come lo si potrebbe definire, che ha come protagonisti pirati somali che infestano le acque del Golfo di Aden, procacciatori di ostaggi al confine meridionale turco comparsi dopo lo scoppio della guerra civile siriana, terroristi da ogni parte del pianeta, membri dei servizi segreti di tutto il mondo, trafficanti, predoni del deserto e, ovviamente, le vittime. Poi ci sono gli Stati come l’Italia che negano di pagare riscatti a gruppi terroristici ma che invece, secondo i testimoni intervistati da Napoleoni, contrattano il prezzo dei “loro” prigionieri, alimentando così una “politica demenziale” che negli ultimi dieci anni ha fatto impennare i prezzi dei riscatti e ha reso quello dei sequestri un business miliardario.

Nel suo viaggio all’interno del mercato di esseri umani, Napoleoni individua il crocevia di questo e di molti altri business illegali: Ghat, cittadina del Fezzan libico, al confine con l’Algeria. È qui che sono stati rapiti, a settembre, i due operai della Con.I.Cos, Danilo Colanego e Bruno Cacace. Un’area sotto il pieno controllo dei Tuareg che lì fanno affari con i trafficanti di uomini del Sahel, membri dei servizi segreti internazionali e gruppi terroristici come al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), guidata proprio da “Mr. Marlboro” Mokhtar Belmokhtar che con i traffici illeciti e i sequestri è riuscito a finanziare e a far crescere una delle branche più importanti di al-Qaeda. Qui, a Ghat, i terroristi fanno affari con i sequestratori, prima, e con i negoziatori, poi. Soldi che saranno in parte reinvestiti nel traffico di esseri umani diretti in Europa, business ancora più remunerativo. A Ghat, in pieno deserto, si può assistere a strette di mano da milioni di dollari. Come si legge in “Mercanti di Uomini”, riscatti e traffico di esseri umani sono due tra i business più redditizi per i gruppi jihadisti. La Libia è il centro mondiale di questi affari, ma è anche un Paese in cui l’Italia ha tantissimi interessi. Per questo, “in Libia gli italiani vengono rapiti e liberati grazie ai ricchi riscatti che il nostro governo paga”.