Seicento esuberi, annullamento del contratto integrativo, chiusura di 12 punti vendita e cessione di altri otto”. I sindacati lanciano l’allarme e proclamano lo stato d’agitazione contro il piano industriale 2017-2019 presentato da Unicoop Tirreno, gruppo cooperativo della grande distribuzione con oltre 1 milione di soci, un centinaio di punti vendita e circa 4.500 dipendenti tra Toscana, Lazio, Campania e Umbria. “E’ inaccettabile – attaccano i sindacalisti – le difficoltà del gruppo vengono scaricate esclusivamente sulla pelle dei dipendenti”. Al via dunque le assemblee sindacali e non è escluso lo sciopero. Il management di Unicoop Tirreno, contattato da ilfattoquotidiano.it, preferisce al momento non rilasciare dichiarazioni. Il piano industriale arriva dopo che a dicembre è arrivato il soccorso del resto del sistema cooperativo, con le big riunite in Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Coopfond, Novacoop, Coop Lombardia, Coop Liguria e Coop Centro Italia che hanno accettato, insieme a Coop Amiatina e Coop Reno, di sottoscrivere strumenti finanziari partecipativi per 170 milioni di euro. Somma necessaria “per rispettare le nuove regole di rapporto tra prestito sociale e patrimonio fissate dalla Banca d’Italia”, come ha spiegato a dicembre Unicoop, che non rispettava i paletti stabiliti per evitare il ripetersi di crac simili a quelli di Coop Operaie e Coop Carnica.

“Un piano inaccettabile: mattanza occupazionale” – Il piano del gruppo di Piombino, riferisce una nota della Filcams-Cgil Toscana, prevede “481 esuberi full-time equivalenti”, ossia “oltre 600 addetti stante che il part-time in Unicoop Tirreno è intorno al 50%”. Senza contare “l’annullamento del contratto aziendale integrativo”. Un piano “inaccettabile” secondo la segretaria Cinzia Bernardini: “Abbiamo già proclamato un pacchetto di ore di sciopero a livello nazionale”. IlFattoQuotidiano.it ha contattato il segretario della Uiltucs Toscana Marco Conficconi: “Oltre l’80% degli esuberi è previsto in Toscana. Soltanto nella sede, a Vignale Riotorto (Livorno), se ne prevedono 160″. Altri 95 esuberi sono previsti tra i negozi che resteranno aperti mentre oltre duecento riguarderanno i punti vendita che saranno chiusi o che saranno venduti. Francesco Iacovone dell’esecutivo nazionale Usb Lavoro privato parla di “mattanza occupazionale” e punta il dito contro “un cda a dir poco inconcludente”. Secondo quanto riferisce l’Usb ci saranno 8 cessioni di negozi “tra Viterbo e la Toscana” e chiusure di due negozi a Viterbo, uno a Pomezia, uno a Velletri e un altro a Roma. “Le altre in Toscana”.

“Contraccolpi anche sull’indotto” – Secondo Conficconi i problemi dell’azienda “non sono legati a personale in eccedenza bensì alla gestione di un gruppo dirigente non all’altezza”. Poi aggiunge: “Ammortizzatori sociali, prepensionamenti, trasferimenti in altri negozi, licenziamenti: Unicoop Tirreno non ha ancora chiarito né i tempi né come gestire tali esuberi”. Preoccupazione anche per l’indotto: “Tra mense, pulizie, trasporti sono a rischio tra i 100 e i 150 lavoratori”. Per Alessandro Gualtieri, della segreteria Fisascat-Cisl Toscana, “il costo del lavoro è in linea con la media delle cooperative della grande distribuzione”. All’attacco anche Sabina Bardi, responsabile Uiltucs dell’area livornese: “Tutto il peso sulla pelle dei lavoratori, nessun vero piano industriale”. L’annullamento del contratto integrativo? “Per un full-time equivalente significheranno circa 100 euro in meno in busta paga, senza contare gli impatti su maggiorazioni domenicali e festivi“. La Filcams-Cgil accende inoltre i riflettori su “un problema di legittimità del tavolo della trattativa”. Al tavolo – fa notare il sindacato – siede infatti in rappresentanza dell’azienda Franco Giampaoletti “che dal 1 marzo andrà a ricoprire la carica di direttore generale del Comune di Roma“.

Il piano di novembre: “Difficile tornare all’utile perché consumi sono stagnanti e c’è più competizione” – Secondo fonti sindacali – riporta il Corriere fiorentino – il bilancio 2016 dovrebbe chiudersi con una perdita di circa 25 milioni di euro. Il presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami e il direttore generale Piero Canova avevano illustrato il piano industriale al cda lo scorso 15 novembre: “Il piano prevede azioni straordinarie perché la cooperativa torni in utile producendo reddito nella gestione caratteristica, cioè quella commerciale, entro il 2019″. Un obiettivo definito “ambizioso”, a causa delle condizioni di un mercato dei consumi alimentari “stagnante” e di “crescita della competizione tra insegne”. Nella nota si parlava allora di “un adeguamento degli organici alle effettive e mutate esigenze”.