È la prima volta che succede. Neanche quando era al governo Silvio Berlusconi l’Anm aveva disertato l’apertura dell’anno giudiziario. Invece oggi l’associazione nazionale magistrati ha fatto sapere che non ci sarà né alla cerimonia prevista il 26 gennaio, in Cassazione, quando invece terrà una conferenza stampa nella propri sede al Palazzaccio; né parteciperà alle cerimonie, previste sabato 28, nelle corti d’Appello nel corso delle quali un rappresentante leggerà un documento. Non c’entra la riforma penale, ma come stabilito il Comitato direttivo centrale il “mancato adempimento degli impegni politici assunti da parte del governo su pensioni e trasferimenti dei magistrati”. Il cerimoniale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione non prevede un intervento dei rappresentanti dell’Anm, ma i vertici dell’Associazione prendono posto nell’aula magna. Negli anni passati, varie iniziative simboliche erano state prese invece nelle cerimonie nei distretti, ma non un’assenza.

Una decisione presa all’unanimità perché “nel decreto milleproroghe approvato stamane il Governo non ha adottato alcun intervento correttivo al dl 168/2016 né sul lato delle pensioni né su quello del termine per la legittimazione ai trasferimenti, neanche per i magistrati più giovani”. La prima conseguenza, fanno sapere da settimane le toghe che già il 29 dicembre avevano protestato, è che dal 31 dicembre “diversi colleghi saranno collocati a riposo, andando a peggiorare la drammatica carenza di organico, con la consapevolezza di essere stati discriminati e aver subito le conseguenze di un’inspiegabile norma che ha stabilito, in contrasto con la Costituzione e con la realtà dei vari Distretti, che alcuni uffici giudiziari sono più importanti di altri e che soffrono le difficoltà del sistema giudiziario più di altri. Non possiamo non sottolineare che la scelta di oggi dell’Esecutivo non ha tenuto per nulla in considerazione gli impegni politici assunti dal Governo e in modo ufficiale dal ministro della Giustizia”. E Orlando due giorni dopo aveva risposto che sarebbero intervenuti sulla questione età pensionabile nel ddl penale. Nodo del contendere, in particolare, la cosiddetta “norma Canzio”, voluta dall’ex governo Renzi nei mesi scorsi per ritardare i ritiro dal lavoro di 14 magistrati al vertice di Corte di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti. Un intervento giustificato dall’obiettivo di non creare a fine anno scoperture nei massimi uffici giudiziari del nostro ordinamento, ma che è stato letto dall’Anm come una discriminazione tra toghe. E che aveva provocato la reazione delle opposizioni in Parlamento e molti mal di pancia all’interno del Pd.

È stato anche già convocato un ulteriore comitato direttivo centrale per il 18 febbraio in cui valutare eventuali ulteriori iniziative prima della conversione in legge del Milleproroghe. In mattinata quando il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo aveva detto che il governo non aveva rispettato gli impegni e che l’associazione si preparava a reagire il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva risposto: “Non posso che rispettare la discussione dell’Anm e ribadire la disponibilità al dialogo, il fatto che dal Milleproroghe non siano arrivate risposte non vuol dire che non devono arrivare: su alcune stiamo lavorando, su altre c’è una riflessione. Quando l’Anm vuole sono disponibile ad un confronto proprio per evitare che sull’inaugurazione degli anni giudiziari, che sono momenti importanti per tutta la giurisdizione e non per il governo, si scarichino tensioni che se è possibile vogliamo risolvere diversamente”. Le trattative della giunta dell’Anm con ministro della Giustizia e presidente del Consiglio si erano tradotte in un impegno messo per iscritto di ricondurre l’età pensionabile, seppure in via transitoria, tutti i per magistrati a 72 anni e a riportare il vincolo di permanenza dei magistrati di prima nomina da quattro a tre anni. Lo sciopero al momento non sembra una opzione. Davigo ha rivolto un appello all’unità: “Attenzione e non sacrificare in nome di un singolo gruppo l’interesse della magistratura. Voglio rivendicare i sacrifici che abbiamo fatto, io e il mio gruppo, in nome dell’unità” ribadendo la contrarietà allo sciopero”.