Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso doveva smentire il suo vice per le sue dichiarazioni rassicuranti 5 giorni prima del terremoto dell’Aquila. Ma questa non è mai stata l’accusa nei confronti di Bertolaso né né questo punto è entrato mai nel processo. Per questo motivo l’ex capo della Protezione civile e sottosegretario del governo Berlusconi è stato assolto nel processo Grandi rischi bis, uno stralcio di quello più grande che ha visti assolti tutti i componenti della commissione Grandi rischi di Palazzo Chigi e la condanna del solo vice della Protezione civile Bernardo De Bernardinis. Secondo il giudice monocratico dell’Aquila, Giuseppe Grieco, che ha fatto cadere le accuse nei confronti di Bertolaso, non è sufficiente la telefonata – diventata poi celebre – tra il capo della Protezione civile e l’allora assessora regionale Daniela Stati. In quella conversazione Bertolaso definiva il vertice degli esperti della commissione Grandi Rischi “una operazione mediatica“, convocata in Abruzzo “perché vogliamo tranquillizzare la gente”. Tuttavia, per il tribunale “la serena e non preconcetta lettura della telefonata – si legge nelle motivazioni – esclude in modo incontrovertibile l’esistenza di qualsiasi nesso di causalità tra quanto affermato da Bertolaso e i successivi tragici accadimenti del 6 aprile 2009“, giorno del terremoto che ha distrutto il capoluogo abruzzese provocando 309 morti.

La sentenza è lunga 18 pagine e non solleva completamente Bertolaso da eventuali colpe. Secondo il giudice, tra l’altro, “una volta appreso il contenuto delle dichiarazioni rassicuranti rese dal suo vice”, Bertolaso doveva “farsi carico di smentirlo attraverso un intervento ufficiale volto a informare la popolazione aquilana”, ma un’accusa di questo tipo “non è stata sottoposta al decisivo vaglio dibattimentale e non ha mai formato oggetto di alcun tipo di contraddittorio tra le parti” né c’è “il benché minimo riferimento” nel capo di imputazione.

Nel procedimento Bertolaso era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, in particolare per aver organizzato una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”, come disse in quell’intercettazione. Per il giudice Grieco “soltanto una lettura preconcetta e non serena delle parole pronunciate da Bertolaso può condurre a una diversa interpretazione di quel colloquio” al telefono. “Soltanto partendo dal pregiudizio dell’esistenza di un suo retropensiero – insiste la sentenza – può ritenersi che l’imputato, al di là del significato letterale delle espressioni usate, abbia inteso indurre la sua interlocutrice a riportare alla popolazione notizie tranquillizzanti in ordine al rischio di una scossa sismica di forte intensità”.

Nel procedimento principale i sette esperti della Commissione grandi rischi sono stati a loro volta processati per aver rassicurato la gente e sottovalutato il rischio sismico che c’era, condannati in primo grado, ma poi assolti in Appello e Cassazione, tranne l’ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, condannato in via definitiva a due anni di carcere. Dopo una serie di scosse nella zona, De Bernardinis in un’intervista a una tv – peraltro prima della riunione della commissione – disse che per la popolazione “non c’era pericolo“. Dichiarazioni giudicate dai magistrati “negligenti ed imprudenti“. Attualmente De Bernardinis è presidente dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.