“Le gravi affermazioni di Arnaud De Puyfontaine contenute in un’odierna intervista sulla stampa italiana troveranno adeguata replica nelle sedi più appropriate”. Mediaset risponde con una nota all’amministratore delegato di Vivendi che sulle pagine del Corriere della Sera ha spiegato le motivazioni dietro alla scalata della società di Vincent Bolloré, arrivata al 20% delle televisioni di Cologno Monzese. “L’obiettivo finale è arrivare a un’alleanza per creare una media company europea di dimensioni mondiali – ha spiegato de Puyfontaine – abbiamo un interesse di lungo termine, vogliamo essere partner industriali”. Ma il Biscione ha replicato: “Mediaset comunque tiene a ribadire fin da subito che non esiste alcuna trattativa“.

“Nell’incontro di ieri, richiesto da Vivendi, la società ha ribadito le proprie posizioni – continua il comunicato – tenendo conto che è suo dovere tutelare gli interessi della società e di tutti i suoi azionisti, non solo di chi detiene il 20% delle azioni”. De Puyfontaine ha detto al Corriere di essere “felice” di aver incontrato Pier Silvio Berlusconi e di “sperare” di trovare un accordo prima dell’inizio di marzo, quando è in programma la prima udienza della causa civile portata avanti da Fininvest e Mediaset dopo la rottura del contratto per comprare il 100% di Premium. “Ci hanno fatto causa per aver rotto il contratto. Ma noi ci siamo tirati indietro – ha spiegato il braccio destro di Bolloré – perché abbiamo scoperto di aver firmato un’intesa diversa da quanto ci era stato detto. Abbiamo provato a trovare un accordo alternativo. Invece ci hanno offeso e maltrattato pubblicamente”.

“Questa è una scalata ostile non solo dal nostro punto di vista ma anche dal punto di vista della politica. Ci ha fatto molto piacere il sentirci appoggiati anche dalle istituzioni”, ha detto ai microfoni di Rai News24 il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, dopo un incontro di Confindustria Piacenza. “Ho letto anch’io l’intervista al Corriere della Sera, i fatti sono che avevamo un contratto e non lo hanno rispettato. Adesso dire che quel contratto fosse sbagliato è assurdo, sbagliato su che cosa? Hanno fatto loro le due diligence – ha concluso – quindi dovevano accorgersi se c’erano cose che non andavano”.

Sulla rottura del contratto per Mediaset Premium, de Puyfontaine ha poi aggiunto nel corso dell’intervista: “È come se ci avessero invitato a cena in un ristorante a 3 stelle e poi ci siamo ritrovati in un McDonald’s“. Un’affermazione che potrebbe confluire nel dossier in mano all’ufficio legale di Cologno Monzese per la vicenda Vivendi. Secondo quanto riportato dall’Ansa, nella definizione che l’ad ha dato di Premium vengono ravvisati profili diffamatori. Sulla “scalata ostile”, de Puyfontaine è stato altrettanto pungente: “È il nostro modo per arrivare a un risultato positivo. Ma non siamo ostili. Se avessimo voluto essere subdoli avremmo lanciato un’Opa (offerta pubblica di acquisto), e abbiamo i mezzi per farlo”.

Sulla reazioni italiane, dall’intervento dell’AgCom fino ai commenti politici, l’ad di Vivendi ha commentato: “Ogni Paese ha le sue regole, e noi le rispettiamo. Capisco che la rapidità con cui ci siamo mossi abbia creato reazioni emotive. Ma non si tratta di una scalata dei francesi che puntano a conquistare un gioiello della corona in Italia. E ci sono molti italiani che guidano grandi gruppi francesi”. “Abbiamo approfittato della caduta del governo Renzi per muoverci? È completamente falso – ha concluso – i tempi sono dettati dagli avvenimenti. Vorrei ricordare che il 23 novembre dovevamo comparire in tribunale perché Mediaset aveva chiesto il sequestro di un pacchetto di azioni Vivendi, ma due giorni prima dell’udienza ha ritirato il ricorso”.