Erano “visibili a occhio nudo le lesioni interne causate da abusi cronici”, traumi “che dopo quarantasei anni di lavoro ho riscontrato solo tre volte, ma non ho mai visto uno scempio tale su una bambina”. Alla quarta udienza del processo sulla morte di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa il 24 giugno 2014 al Parco Verde di Caivano (Napoli), nell’aula 116 del Tribunale di Napoli è stato ascoltato anche Giuseppe Saggese, il ginecologo che ha preso parte all’esame autoptico collegiale sul corpo di Fortuna Loffredo. A testimoniare al processo anche ad altri due periti, tutti nominati dalla Procura di Napoli Nord. Presenti in aula gli imputati Raimondo Caputo, il 44enne accusato di averla violentata e lanciata nel vuoto dalla terrazza dell’ottavo piano e la sua ex convivente Marianna Fabozzi alla sbarra perché avrebbe tenuto nascosti gli abusi sessuali di Caputo nei confronti di una delle sue figlie, di 3 anni, senza fare nulla per impedirli. Caputo, in realtà, è accusato di aver più volte violentato sia Fortuna, sia tutte e tre le figlie della compagna. “Sono sempre pronta quando si tratta di fare giustizia e chiarezza sulla morte di mia figlia” ha detto Domenica Guardato, la mamma di Fortuna, prima che iniziasse l’udienza. “Ogni volta che vengo qui non riesco a dormire – ha aggiunto – perché devo vedere gli assassini di mia figlia, perché per me sia Raimondo che Marianna sono gli assassini di Chicca”. Ma se la mamma della bambina si dice convinta che Caputo abbia ucciso la figlia e che la sua ex convivente (non imputata per l’omicidio) non sia affatto estranea, la donna non crede invece alle violenze sessuali.

I riscontri sul corpo di Fortuna – Il ginecologo Giuseppe Saggese ha eseguito l’esame ginecologico sul corpo di Fortuna e sulla sua amichetta del cuore, un’altra figlia di Marianna Fabozzi. La piccola Fortuna riportava gravissime lesioni allo scheletro e agli organi interni, causati dalla caduta. Nella sua deposizione il perito ha affrontato diversi aspetti delicati e ha fatto riferimento all’esame dell’apparato anale della bimba, dove è stato rilevato “un traumatismo segno di un abuso cronico” ha spiegato rispondendo alle domande di pm e avvocati difensori. E ha aggiunto: “È bastato poco per capire che si trattava di abusi reiterati nel tempo”. Non si trattava di violenze avvenute nelle ultime 24 ore di vita di Fortuna, ma che andavano avanti da almeno un anno. Alla fine i traumi si sono rilevati talmente gravi che per classificarli “non è stato necessario ricorrere ai protocolli elaborati dalle università che solitamente usiamo. Si vedeva a occhio nudo”. Di fatto “per le violenze subite, Fortuna soffriva di incontinenza fecale”.

Le parole della madre – In aula Domenica Guardato ha ripercorso i momenti precedenti e successivi alla morte di Fortuna e ha parlato dei rapporti con Marianna Fabozzi, peggiorati dopo un litigio avvenuto qualche giorno prima della morte di Chicca. Ma anche dei rapporti con i suoi due ex compagni, tra cui Pietro Loffredo, che a causa di un moto di intemperanza è stato espulso dall’aula. “Mia figlia parlava ma non ha mai detto niente a me, alle maestre, alle assistenti sociali. Mi ha solo parlato di bruciori, davanti, e andammo dalla dottoressa che mi diede della pomata senza visitarla: io non credo alle violenze sessuali” ha dichiarato la mamma di Fortuna. Secondo la donna “l’unico errore fatto è stato non nominare un perito quando è stata fatta l’autopsia”.

Gli abusi sulla figlia piccola dell’imputata – Per la Procura è stato ascoltato anche il pediatra Attilio Mazzei, che ha visitato la più piccola delle figlie di Marianna Fabozzi, riscontrando segno di violenze sessuali, che non è riuscito a trovare su un’altra figlia. Mazzei ha visitato la bimba a ottobre 2015. Aveva circa 3 anni e mezzo ed era stata allontanata dal contesto familiare e dal Parco Verde di Caivano. Si trovava, infatti, con le due sorelline maggiori in una casa famiglia. La bambina mostrava segni di disagio quando le operatrici cercavano di occuparsi della sua igiene personale. Un fatto anomalo, ha sottolineato Mazzei, poiché “a quell’età il bambino non ha ancora il senso del pudore”. Diversi i particolari riscontrati durante la visita nelle zone intime “che possono essere riconducibili ad abusi”. Ma anche in questo caso si sarebbe trattato di violenze subite nel corso dell’anno precedente alla visita stessa. I consulenti della Procura, interrogati sul punto dagli avvocati degli imputati, hanno escluso che le lesioni riscontrate sia sul corpo di Fortuna, sia sulla figlia più piccola di Marianna Fabozzi, siano riconducibili danni provocati quando le bimbe venivano lavate.

Il video e la donna che riprende – Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche un perito informatico, Giuseppe Vallone, incaricato di scaricare file multimediali da un telefono cellulare, un Lg di colore rosa, trovato in possesso di una delle figlie dell’imputata. Tra i file scaricati c’era anche un video, acquisito agli atti, che ritrae Raimondo Caputo, steso a terra e immobile, con due bimbe che giocano mentre un’altra persona, una donna, riprende. Una donna che le bimbe chiamano mamma.

I racconti delle bambine – La verità delle tre figlie di Marianna Fabozzi su quanto è accaduto a Fortuna Loffredo l’hanno raccontata non solo le parole, ma anche i disegni. Che hanno aiutato a superare l’ostacolo dei condizionamenti, testimoniati dalle intercettazioni ambientali. Tant’è che una delle bambine, benché poco prima avesse riferito di non sapere sulla morte di Fortuna, poi ha disegnato Chicca mentre ballava in presenza di un adulto e una tomba. A raccontarlo in aula è stata la psicologa Rosa Castelluccio, evidentemente commossa, che ha parlato degli incontri avuti con le tre bambine, tra cui l’amica del cuore di Fortuna, ascoltata il giorno stesso della tragedia nella caserma dei carabinieri di Casoria (Napoli). Proprio in caserma fece quel disegno. La psicologa ha anche raccontato di come la bambina ha superato pian piano i condizionamenti della famiglia affinché fornisse la versione che Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi volevano, per poi riuscire a liberarsi, una volta al sicuro in casa famiglia e lontana dal contesto familiare. “Vorrei che tutto si risolva”, “Raimondo Caputo deve pagare per quello che ha fatto” ha scritto la piccola in una lettera che lei stessa lesse alla psicologa. La prossima udienza è stata fissata per il 20 dicembre.