di Maurizio Montanari*

“Come si può esercitare potere su un essere umano? Facendogli sperimentare del dolore” affermava il torturatore di Winston, protagonista di ‘1984’.

La riapertura delle indagini relative alla morte di Emanuele Scieri sembra indicare che il paracadutista siciliano non si tolse la vita, cosi’ come non si suicidò il soldato Santiago nella base di Guantanamo nel film ‘Codice d’onore’. La magistratura dopo anni getta una luce che promette di rischiarare una delle tante zone grigie ed omertose della società, le quali obbediscono a regole diverse da quelle che noi osserviamo quotidianamente e che regolano il consesso democratico.

L’applicazione violenta del cosiddetto “nonnismo“, che altro non è che una forma di espressione del sadismo umano codificato in regole non scritte ma accettate e condivise in alcuni ambienti militari, mostra come la ‘lex’ democratica confini e racchiuda al suo interno codici ed usanze arcaiche dotate di una forte ed inscalfibile capacità di fare legame.

In diversi ambienti militari o paramilitari, l’esercizio della violenza sistematica, gabellata per “goliardia”, soppianta la legge, operando una sovversione nella quale individui predisposti alla violenza si sentono liberi di agire secondo i loro istinti senza timore di alcuna reprimenda.

E’ la logica della perversione descritta da Lacan. “Certo che sono stato io! Cosa credi!” sbotta spazientito Jack Nicholson, il colonnello Jessep, provato dalla fatica di dover sostenere l’interrogatorio al processo per l’omicidio del soldato Santiago, da lui ordinato secondo il ‘codice d’onore‘, legge interna a quella base che permette qualsiasi nefandezza verso i sottoposti in nome del mantenimento dell’ordine intramoenia. Anche l’uccisione.

Un codice militare antico, strutturale, di natura opposta alle leggi liberali che regolano la vita degli americani, dai militari difesa e salvaguardata. Quando si rivolge al novello avvocato Tom Cruise che cerca di incastrarlo armato del codice penale, il graduato svela la sua natura di custode ed estensore di regole che quell’avvocato non conosce, ma intuisce.

“Ordinò lei il codice rosso?” chiede Cruise, “Io voglio la verità!”. “Tu non puoi reggere la verità!” grida Nicholson “Viviamo in un mondo pieno di muri, e quei muri devono essere sorvegliati col fucile. E chi lo fa questo lavoro. Tu? Vi permettete il lusso di non sapere quel che so io. Cioè che la morte di Santiago probabilmente ha salvato delle vite. Noi usiamo parole come codice, onore, fedeltà. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa. (…) Io non ho la voglia, né il tempo, di venire qua a spiegare me stesso ad un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco, e poi contesta il modo in cui gliela fornisco!” Il colonnello, splendido e muscolare esempio di soggetto cinico, ben consapevole della necessità di mantenere il silenzio sull’operato delle leggi perverse, ammette di aver ordinato l’uccisione del soldato, strappato lui nonostante dall’ombra sotto la quale si credeva invulnerabile.

Se la strada aperta dalla procura di Pisa dovesse disconfermare la versione del suicidio di Scieri, appurando che si trattò di morte a seguito di azione violenta e plurima, darebbe scandalo. Scandalo che, per dirla con le parole del filosofo Slavoj Zizek: “Non consiste nello svelare trame occulte o segreti che pochi conoscono (…) Quanto l’atto di disvelamento di verità che la suddetta maggioranza della popolazione non vuole sentire, o per le quali la società ‘non è pronta a reggere la verità”.

L’Italia ha un precedente importante in questo senso. Durante i famigerati fatti di Genova questa sovversione avvenne all’interno di un luogo a – temporale, nel quale la legge ordinaria venne sospesa, e uomini delle forze dell’ordine abdicarono alla loro funzione, quella di tutela e salvaguardia del cittadino, dando sfogo alle loro peggiori pulsioni sadiche, sino a quel momento forse malcelate, e strette forzosamente in una divisa. Questi momenti di sospensione della legge, che sono un’eccezione nelle democrazie compiute, costituiscono invece la regola in tanti stati totalitari guidati da autorità folli e sregolate, nei quali i “servitori” si sentono liberi di mostrare la loro peggior natura violenta, certi che nessuna sanzione potrà mai arrivare da un capo che essi avvertono come consimile. L’orizzonte morale di chi pratica il “nonnismo” è la sofferenza dell’altro in quanto tale, senza alcun fine che non sia la sofferenza stessa. Orwell sosteneva: “Il potere non è un mezzo, è un fine. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere”.

Qualunque sia la conclusione alla quale la procura giungerà, la speranza per i genitori del paracadutista scomparso è che, almeno questa volta, non si avveri la profezia di Orwell quando scriveva: “Non devi neanche pensare, Winston, che i posteri ti renderanno giustizia. I posteri non sapranno mai nulla di te. Tu sarai cancellato totalmente dal corso della storia[…]. Di te non resterà nulla, né il nome in un qualche archivio, né il ricordo nella mente di qualche essere vivente. Tu sarai annientato sia nel passato sia nel futuro”.

* Psicoanalista, responsabile del centro LiberaParola