Ci sono delle notizie che provocano emozioni forte e immediate, e insieme una sensazione di straniamento e disagio verso ciò che contengono. È il caso di quella che ho provato leggendo dai giornali che venerdì si terranno i funerali di Alessia e Martina, le due bambine uccise dal padre carabiniere, mentre la madre è ancora in ospedale. D’istinto ho pensato che no, questa cosa non era possibile. E cioè che i funerali delle due bambine non possono tenersi senza la presenza della loro madre. Inverosimile, assurdo.

Ho provato a confrontarmi con altre donne, le quali – in molte – mi hanno confermato lo stesso sentimento. E cioè che la partecipazione di Antonietta Gargiulo ai funerali delle figlie dovrebbe essere la premessa indispensabile perché le esequie possano avere luogo. È un tema delicato, e non conosco i dettagli tecnici di un omicidio. Brutalmente, non so se la scelta sia dovuta a un’urgenza biologica di qualche tipo, anche se so che un corpo può essere conservato a lungo dentro celle frigorifere, come avviene nei casi in cui siano necessari accertamenti e autopsie. Ma se non ci fosse un ostacolo di questo tipo, perché non consentire alla madre di assistere al funerale delle proprie figlie? Qualunque psicologo, qualunque esperto di emozioni direbbe che così la si uccide due volte. Che impedire la partecipazione a un rito di addio, quando ancora i corpi sono presenti, significa impedire che la donna possa accomiatarsi dalle sue figlie, salutarle per l’ultima volta. Che cosa dirà Antonietta dopo aver saputo che le sue figli sono morte? Non c’è dubbio: ora dove sono? E come potrà resistere alla pazzia, sapendo che non le può neanche vedere da morte, o comunque accarezzare la loro bara, perché sono state già tumulate e cancellate per sempre?

Parlare di questo tema è molto doloroso e forse qualcuno obietterà che non ho il diritto di scriverne. Può essere vero. Ma quello che vorrei fare attraverso questo post è far riflettere chi ha preso una simile decisione pensando forse di proteggere la madre. E fargli capire che non solo così non la si protegge, ma le si moltiplica un trauma che forse non sarà già di per sé mai elaborabile. Chi ha figli facilmente si immedesima. Tutte noi con bambini lo abbiamo fatto in questi giorni, guardando realizzato il nostro peggior incubo (specie quello delle mamme separate. Specie quello delle donne che hanno a che fare con un ex marito che comunque dà segni di violenza ma che comunque ha l’affido congiunto). Riviviamo il dramma di Irina Lucidi, la donna che un giorno ha lasciato le sue figlie al marito e non le ha più riviste. Senza sapere più nulla di loro, senza sapere neanche dove siano i loro corpi. Il delitto di Cisterna di Latina risveglia queste paure profonde.

Ma appunto tutte noi sappiamo che, nel caso ci capitasse una cosa così atrocemente dolorosa, vorremmo poter partecipare a un rito. Guardare i nostri figli nella bara, ricomposti, per accarezzarli un’ultima volta. Accompagnarli al cimitero. Restare in silenzio lì, quanto ci serve. I funerali hanno questo senso, consentire a chi ha perso una persona amata di compiere un rito di distacco. Perché si è scelto di non aspettare che Antonietta Gargiulo sia consapevole di ciò che è accaduto e possa camminare? Non manca molto ormai. Ci si rende conto che, ripeto, la si ucciderà due volte, prima dicendole che le figlie sono morte, poi dicendole che sono già tumulate, per sempre? È una domanda dolorosa, non sono sicura neanche di avere la legittimità per farla. Ma molti post nascono, più di altri, sotto la spinta di un’emozione forte. Ho pensato che fosse giusto condividerla qui con voi. Proprio oggi 8 marzo. Il peggiore per una donna che chiedeva solo protezione per sé e le sue figlie e che, come tantissime altre donne uccise, un mix di incompetenza, scarso coordinamento, indifferenza ha fatto sì che rimasse disperatamente sola.