Il 70% di Aleppo è in mano alle forze governative siriane. Ma la riconquista della città sarà “una vittoria” ma “non significa la fine della guerra in Siria”. Bashar Al Assad detta la linea in un’intervista apparsa oggi sul quotidiano Al Watan, aggiungendo che “la guerra non finirà fino a quando il terrorismo non sarà eliminato. Ci sono terroristi in altre aree, e quindi anche se finiamo ad Aleppo, continueremo la guerra contro di loro”. Tuttavia, secondo il presidente, “tutti gli occidentali e gli Stati regionali si affidano alla Turchia per applicare il loro progetto incendiario e distruttivo in Siria e nel sostenere i terroristi”. E “poiché la Turchia ha gettato tutto il suo peso, e (il presidente turco) Erdogan ha scommesso tutto su Aleppo – ha aggiunto Assad – il fallimento della loro battaglia ad Aleppo significa una trasformazione totale del corso della guerra in tutta la Siria, e quindi un fallimento del progetto straniero, che sia regionale o occidentale”.

La guerra in Siria è al centro del Consiglio annuale dell’Organizzazione per la sicurezza e la Cooperazione in Europa. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, padrone di casa e presidente di turno dell’Osce, ha ricevuto le delegazioni dei 57 Paesi membri guidate da circa 50 ministri degli Esteri tra cui il segretario di Stato Usa, John Kerry e l’omologo russo Serghiei Lavrov che mercoledì hanno discusso del tema ad Amburgo. Russia, con i soldati sul terreno e nelle trattative diplomatiche al fianco di Bashar Al Assad, e Usa – che da tempo chiedono un avvicendamento ai vertici dello Stato – sono “vicini a raggiungere un’intesa” su Aleppo, ma bisogna essere cauti sulle aspettative, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov.

L’altro vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, ha fatto sapere che le due parti discutono della possibilità di introdurre una “pausa umanitaria” nella città martire. Secondo una fonte della delegazione russa citata da Interfax, Kerry e Lavrov “hanno discusso della questione siriana facendo seguito alla proposta americana su Aleppo del 2 dicembre” per il ritiro dei miliziani. Due giorni fa il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov aveva però detto che gli Usa avevano “cambiato idea” su come risolvere la situazione ad Aleppo.

Ma il Cremlino frena sulla possibilità di un accordo a breve: “I contatti” tra Russia e Usa sulla Siria “si svolgono al livello dei ministri degli Esteri nel quadro dell’intesa espressa dai presidenti dei due paesi quando hanno parlato brevemente a Lima”, ma “come prima ci sono più domande che risposte”, ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, aggiungendo che “sono assolutamente inaccettabili le pause” nel dialogo tra Mosca e Washington e che “perciò il lavoro continua”.