“Minacce di morte, maltrattamenti e privazione del sonno”: la denuncia dei legali sulle condizioni di detenzione di Ávila e Abukeshek in Israele
“Abusi psicologici e i maltrattamenti“. È quanto denunciano i legali di Adalah sulle condizione di detenzione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due membri del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla detenuti in isolamento nel carcere di Shikma, in Israele.
I due attivisti, figure di vertice della missione umanitaria diretta a Gaza e abbordata dalla Marina israeliana poco distante da Creta, sono al sesto giorno di sciopero della fame e bevono solo acqua, per protestare contro il loro rapimento illegale in acque internazionali. Gli avvocati Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma li hanno incontrati nel centro di detenzione.
Thiago Ávila ha riferito ai legali di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori della durata di otto ore: “Lo hanno esplicitamente minacciato, affermando che sarebbe stato ‘ucciso’ o avrebbe ‘trascorso 100 anni in prigione'”, denunciano. I due attivisti sono detenuti in celle “costantemente sotto una luce ad alta intensità 24 ore su 24, una pratica nota del Servizio Penitenziario Israeliano specificamente ideata per indurre privazione del sonno e disorientamento sensoriale”. Thiago ha anche denunciato che nella cella sono costretti a sopportare “temperature estremamente basse”.
Come se ciò non bastasse, denunciano anche di essere “tenuti bendati in ogni momento in cui vengono spostati fuori dalle loro celle, anche durante le visite mediche”. Adalah sottolinea che “bendare un paziente durante una visita medica è una grave violazione degli standard etici medici“.
Al centro degli interrogatori c’è proprio l’attività della Global Sumud Flotilla, “il che conferma – scrivono i legali – che la detenzione è un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e la solidarietà“. Mentre Adalah continua a chiedere il loro rilascio immediato e incondizionato e “la fine di questi procedimenti illegali”, martedì si saprà se lo Stato israeliano presenterà una ulteriore richiesta di proroga della detenzione. Domenica Ávila e Abukeshek erano apparsi davanti agli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere nell’aula del tribunale: con le catene ai piedi e la tuta da detenuti, nei loro volti si intravedevano graffi e i lividi.