Associazione a delinquere, turbativa d’asta, falso e truffa ai danni del Comune. Sono i reati di cui sono accusate le 20 persone per le quali la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio in una vicenda collegata alla maxi inchiesta di Mafia Capitale. Tra i nomi figurano anche quelli dell’imprenditore Fabrizio Amore e di Maurizio Anastasi, ex responsabile della direzione tecnico territoriale della Sovrintendenza ai beni culturali di Roma. I due vennero arrestati insieme ad altre tre persone il 9 giugno 2015. Tra gli appalti al centro dell’indagine anche quello dei lavori per 2,5 milioni di euro nell’Aula Giulio Cesare, l’aula consiliare del Campidoglio: i pm ipotizzano l’esistenza di una serie di appalti truccati che riguardano “opere di restauro delle superfici decorate e opere impiantistiche” della sede dell’Assemblea Capitolina.

E proprio Amore è il collegamento con la maxi-inchiesta sul Mondo di Mezzo: l’imprenditore, nel giugno del 2015, nell’ambito della seconda tranche di arresti per Mafia Capitale, venne perquisito perché accusato, in qualità di responsabile di fatto della cooperativa Progetto Recupero, di aver turbato la gara per l’accoglienza di 580 persone, in concorso con il ras delle cooperative Salvatore Buzzi e il presunto capo del sodalizio, Massimo Carminati. Per queste accuse nei giorni scorsi la Procura ha chiesto l’archiviazione per Amore, indagato per trasferimento fraudolento di valori.

La gara finita sotto la lente degli inquirenti risale al luglio 2010, quando sullo scranno più alto del Campidoglio sedeva Gianni Alemanno. Per il 19 settembre era attesa la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e bisognava procedere alla messa in sicurezza del tetto dell’Aula, restaurare la volta, le pareti e il mosaico romano, rifare l’impianto elettrico e sostituiti gli scranni, dotare l’aula di nuove strutture elettriche per rispondere alle nuove tecnologie.

Anastasi, scrivono gli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare, “in data 20 luglio 2010 rappresenta alla Direzione Gestione delle Risorse Umane e Infrastrutturali la necessità di provvedere ai lavori di straordinaria manutenzione e restauro dell’Aula Giulio Cesare”. L’ex funzionario della Soprintendenza predisponeva quindi l’impegno di spesa e, “stante la necessità di affidare i lavori in questione con la massima urgenza, esponeva l’opportunità di procedere a una gara a trattativa privata“. Il patto tra gli appartenenti all’associazione, secondo l’accusa, ha fatto sì che alla gara fossero infatti invitate esclusivamente società riconducibili allo stesso soggetto economico: il 20 luglio Anastasi aveva indicato 5 imprese e 3 di queste erano riconducibili a Fabrizio Amore.

Nove giorni più tardi, il 29 luglio, venivano aperte le buste e la gara veniva aggiudicata alla Trevi Iniziative Immobiliari, che fa capo ad Amore. Il quale, secondo l’accusa, era così sicuro di vincere la gara per i lavori all’Aula Giulio Cesare tanto da stipulare contratti ed effettuare pagamenti in acconto ai subappaltatori alcuni giorni prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte. Sul rinvio a giudizio deciderà il gup Pierluigi Balestrieri il 14 novembre.