Oggi, 2 novembre, giorno dei Morti. Il cicaleccio politico di questi ultimi giorni sta saggiando l’ipotesi di un rinvio del referendum a primavera prossima alla luce forse degli ultimi sondaggi che sono tutti a sfavore del «Sì», mentre pongono il «NO» in costante vantaggio? Sembra che Renzi e Napolitano abbiano paura e cerchino di annullare il referendum per evitare la loro personale e deflagrante sconfitta. È la prova definitiva che ha ragione Ciriaco De Mita che ha snidato Renzi senza nemmeno troppa fatica: al presidente del Consiglio nulla importa del referendum, del futuro, dell’Italia e dell’economia, ma il suo unico obiettivo è la sua permanenza ad oltranza, oltre ogni decenza sulla poltrona del potere.

Uomo tronfio di sé, narcisista «irrecuperabile» e spregiudicato senza l’ombra di un miraggio etico, manipola i fatti e se stesso pur di stare a galla. La riforma era abbinata all’apocalisse, ora vorrebbe il «Sì» e semmai dopo si può modificare qualcosa; prima la legge elettorale, detta Italicum era la migliore del mondo «che tutti c’invidiano» e ora è messa gettata nella spazzatura e si incardina privatamente, non in Parlamento, una commissioncina per riformare la legge elettorale non ancora attuata, ma «solo dopo il referendum». Ha scelto la data più distante perché era sicuro di stravincere e invece ogni volta che occupa tv e luoghi, scopre che sono più gli avversari che i favorevoli. Chi gli sta attorno, lui questo non lo sa, lo fa per interesse e tornaconto. La ministra delle Riforme, Maria Elena Etruria Boschi, che dovrebbe esplodere in questa fase di propaganda, è scomparsa dalla scena perché dove arrivava era un disastro e tutti votavano contro la sua riforma. La mandano all’estero con compiti «istituzionali» perché meno si fa vedere meno la gente l’associa all’Etruria con quello che segue.

Ora l’uso strumentale del referendum da rinviare perché non corrisponde ai desideri del capetto di Rignano. O la riforma è urgente, visto che aspetta, come dice lui da 70 anni e senza quella riforma l’Italia muore o non è urgente e quindi si può rimandare anche di uno due tre quattro anni, tenendoci la Costituzione attuale e cercando di attuarla, parola per parola. Sia la riforma che la legge elettorale erano pensate in funzione del Pd e, nel Pd, di Renzi, capo supremino, ometto di panza che guarda al futuro dal buco della serratura che inquadra la sua poltrona. Siamo al ridicolo perché un capo del governo che ha umiliato le istituzioni piegandole ai suoi interessi, oggi calpesta ogni residuo di decenza e poiché non conviene a lui, elimina lo stesso referendum per non accettare democraticamente una sconfitta.

Possiamo fidarci di uno di tal fatta? Ha pugnalato alle spalle Enrico Letta appena dopo averlo tranquillizzato; si è insediato al governo da extraparlamentare e da extraparlamentare continua a governare, promettendo e non mantenendo nemmeno una promessa. Ricordate gli «80 euro» che per settimane e mesi erano il mantra del buon governo? Ora non ne parla più perché dovrebbe spiegare perché circa un milione e mezzo di persone che si sono visti diminuire il reddito al di sotto degli otto mila euro all’anno (dicesi all’anno) devono restituirli. Con che pudore, con che improntitudine? Uno che ha distrutto il Pd, eliminando la base, che invoca solo in occasione dei barbecue delle feste dell’ex Unità o in occasione del voto. Uno che ha invitato a disertare il referendum sulle trivelle, denigrando la sovranità popolare, seppur finta, e che fino a oggi si è fatto galoppino del referendum costituzionale che lo avrebbe consacrato cacicco d’Italia fino alla morte senza più controlli. Ora vuole eliminare lo stesso referendum perché è a rischio la «sua vittoria», uno che ha fatto un titolo di scheda ingannevole e bugiarda per truffare i votanti meno attenti, uno così è pericoloso e bisogna ricacciarlo nella tana da cui è venuto. È pericoloso perché dietro di sé sta lasciando fratture e macerie.

Se il tribunale di Milano rimanda la richiesta dell’ex giudice costituzionale Valerio Onida alla Corte per «patente incostituzionalità», aspetteremo disciplinatamente la decisione della Corte e solo allora si valuterà cosa fare in sintonia con l’eventuale sentenza. Non accettiamo di manipolare prima perché non è conveniente a Renzi o perché c’è il pericolo che il M5S abbia la maggioranza. In democrazia non si può manovrare mai per impedire che democraticamente vinca o perda qualcuno, non si può manipolare il percorso per giungere a un verdetto trasparente e vero. Renzi e la sua corticciola sono un pericolo per la democrazia e le istituzioni peggio di Berlusconi perché questi faceva i suoi interessi sporchi, mentre Renzi e il suo cucuzzaro manipolano tutto per libidine di potere. Tra gli altri misfatti, sembra, infatti, che voglia portare alla prossima Leopolda, i sindaci dei paesi terremotati: sta raschiando il fondo del suo stesso ludibrio e non ha rispetto nemmeno per le disgrazie che vorrebbe piegare alla sua propaganda di regime senza regno.