Lo avevano soprannominato “Giudain” (i più immaginifici, invero, anche “Merdain“). Insultato per un’intera estate, augurato il male di un infortunio grave (che poi per contrappasso è capitato proprio al suo sostituto, quel poveretto di Milik). Alla fine i tifosi del Napoli avevano provato anche con quella dissimulata noncuranza che di solito si riserva inutilmente alle ex che ti hanno tradito col tuo peggior nemico. Gonzalo Higuain non ha fatto una piega. Per mesi ha risposto agli insulti con parole dolci (proprio come quando la tua ex, sempre quella che ti ha tradito, ti risponde “Ma io per te provo solo cose belle!”). Ha indossato la sua nuova maglia con sobrietà, e alla prima occasione ovviamente ha segnato alla sua vecchia squadra. Senza esultare: per affetto sincero o rispetto simulato, poco importa. Ha dimostrato che, alla fine, aveva ragione lui.

Aveva ragione Higuain a mollare il Napoli per trasferirsi alla Juventus. Lo scontro diretto ha chiarito il perché, se mai ce ne fosse bisogno. Gli azzurri hanno giocato bene, i bianconeri hanno vinto. Un po’ come l’anno scorso nel match di Torino che di fatto decise lo scudetto. Stavolta i ragazzi di Maurizio Sarri hanno giocato forse ancora meglio: hanno tenuto il campo in casa dei campioni d’Italia (anche grazie a Diawara, un ragazzino di 19 anni con testa e piedi da predestinato). Hanno reagito allo svantaggio davvero da grande squadra. Hanno fatto vedere trame, principi calcistici, schemi che se li avesse la Juventus con quei giocatori dominerebbe in Europa. Ma siamo in Italia. E anche sabato, giocando peggio, persino subendo, i bianconeri non hanno dato l’impressione neanche per un secondo di poter perdere una partita che infatti hanno vinto.

La Juventus ha vinto semplicemente perché in Serie A è la squadra più forte, matura e preparata in circolazione. Il Napoli, invece, non cresce mai. Continua a peccare di gioventù e di cinismo. Soprattutto, continua a sbagliare (vedi i due macroscopici errori, individuale e sciagurato di Ghoulam il primo, collettivo il secondo, che hanno regalato la vittoria agli avversari). E la sconfitta contro la Juve era praticamente già scritta, se pur con tutte le attenuanti del caso: l’infortunio di Milik, la squalifica di Gabbiadini, la mancanza di una punta di ruolo, l’assenza di Albiol, uno stato di forma non ottimale. Anzi, a ben vedere la prestazione di Torino è stata ottima. Solo per una squadra giovane che “dopo l’addio di Higuain ha scelto di costruirsi un futuro” (Sarri dixit), non per una squadra da scudetto.

È proprio una questione di orizzonti temporali differenti. Il Napoli pensa al futuro, Higuain deve guardare al presente. Ha 30 anni, non troppo tempo davanti per vincere (e guadagnare) quello che un giocatore del suo calibro oggettivamente merita. Non è una bandiera del resto, non lo è mai stata. Quelle nel calcio moderno sono più rare anche di un attaccante da 30 gol a campionato come il Pipita. Altro che “core ‘ngrato”: ha fatto solo la scelta più conveniente, perché trofei e milioni (7,5 netti l’anno: De Laurentiis glieli avrebbe garantiti davvero?) per uno come lui valgono più dell’amore di Napoli. Chiamatelo pure mercenario. Meglio sarebbe professionista: nella sua categoria Higuain è il migliore. Come la Juventus. E adesso vincono insieme.

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