TORINO – Quattro mesi e mezzo di inseguimento e quindici vittorie consecutive per completare la rimonta. Nella maniera perfetta, da serial killer. Uno sparo, uno solo. Parte dal sinistro di Simone Zaza e deviato da Raul Albiol a tre minuti dal triplice fischio che avrebbe sancito il pari e patta. Risultato comodo per tutti e il più giusto per quanto visto allo Stadium.

Uno sparo che diventa una bomba: Juventus prima nonostante la partenza da dimenticare, nonostante il Napoli dei record. E ora tocca alla banda di Sarri rispondere. Con la testa, prima che con il gioco. Perché quello non è mancato anche nella serata più importante. Nessuna scintilla, alcun Higuain incendiario, ma neanche un passo indietro rispetto alla filosofia che lo aveva portato a presentarsi a Torino con la possibilità di considerare un tesoro anche il pareggio. Tutto come previsto, insomma, se non fosse per quel diavolo di Zaza che dà al campionato un indirizzo preciso e gela un’intera città a mille chilometri di distanza dalla porta di Reina.

Una coda velenosa di una partita subito intensa. Il Napoli non cambia pelle: la palla va giocata, anche a costo di rischiare quando la Juve azzecca il tempo del pressing. Allegri ‘gira’ a suo favore l’assenza di Chiellini schierando la squadra a specchio. L’annunciato 4-4-2, infatti, vede Cuadrado così alto da trasformarlo in un 4-3-3. L’ossessione per il palleggio-e-movimento inculcata nei suoi da Sarri si può bloccare solo così. E succede. Insigne e Callejon trovano pochissimi metri di campo nei quali andare a pungere, mentre il colombiano quasi in linea con Morata e Dybala crea qualche problema in avvio. Quando il Napoli si adegua, non restano spazi per nessuno. Khedira, fortemente voluto da Allegri nonostante manchino dieci giorni agli ottavi di Champions, impone il fisico in mezzo. Albiol e un sontuoso Koulibaly tengono sempre Dybala nei radar. Servono le iniziative personali per aprire il campo. La più concreta porta la firma di HamsikHysaj: il primo salta l’uomo e apre per il terzino che cerca l’ennesimo taglio di Higuain, anticipato da Bonucci con una spaccata d’oro. Ne segue un calcio d’angolo sul quale Albiol viene murato da Buffon, ma a gioco fermo.

Stesso, identico canovaccio anche nella ripresa. Tre soli lampi: una serpentina di Insigne murata da Buffon, un rigore in movimento tirato da Dybala sopra la traversa e una sassata di Hamsik velenosa ma fuori misura. Per il resto la partita è bloccata. Anche gli allenatori non sembrano volersi muovere: meglio l’equilibrio che un rischio. Allegri – costretto a sostituire Bonucci con Rugani (ginocchiata con Khedira nel primo tempo, da valutare in ottica Bayern) – inserisce solo Zaza per uno spento Morata; Sarri resta fedele agli undici di partenza per oltre un’ora, prima di tentare la carta Mertens vista la serata opaca di Insigne. Non cambia nulla. Perché a ogni movimento corrisponde un contro-movimento degli avversari che annulla il precedente. E’ una partita a scacchi che con il passare dei minuti e il venir meno delle energie si avvia lentamente verso ciò che tutti sembrano volere, il pareggio. Tranne uno, Simone Zaza: aggira Koulibaly – un muro, fin lì – ed esplode il sinistro che tocca la ‘pedina’ Albiol e fa cadere tutte le altre. Bianconeri in testa, Napoli sott’e’ncoppa. Per quanto visto allo Stadium, se la banda Sarri resta sul pezzo sarà un campionato lungo. Da stasera assomiglia però agli ultimi quattro: comanda la Juve. E toglierla da lassù non sarà semplice.

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