“Gentile signora su sua richiesta è stata sottoposta a ivg. Le auguriamo che l’intervento cui è stata sottoposta in data odierna rimanga unico. L’ivg ha delle implicazioni di ordine morale, sociale e psicologico e non solo una mera procedura chirurgica o farmacologica ma un rischio per la stabilità emotiva della donna con possibili ripercussioni sul piano relazionale. Perciò si dovrà adottare un valido metodo contraccettivo affinché la vita affettiva e sessuale possa svolgersi serenamente”. Sono queste le parole che una donna ha dovuto leggere dopo aver abortito nell’ospedale Fallacara-Di Venere (Bari) e riportate in un documento della Asl che, come riporta La Repubblica, le è stato consegnato a intervento eseguito. L’Asl, cui è stata sottoposta la questione, ha garantito che i volantini prestampati, a quanto pare risalenti agli anni scorsi, saranno ritirati tutti.

Il caso pugliese si innesta sulle periodiche polemiche sulla difficoltà dell’applicazione della legge 194 in un paese dove il 70% dei ginecologici è obiettore, senza contare che in alcune regioni questa percentuale sale al 90% e che ci sono strutture ospedaliere dove la percentuale sale al 100%. Le difficoltà di accedere all’ivg sono tali che all’inizio dell’anno anche il New York Times si era occupato del tema raccontando in particolare il calvario di una donna, che portava in grembo un feto con anomalie che non avrebbero consentito di portare la gravidanza oltre la ventesima settimana, che non era riuscita ad abortire nelle Marche. E sarà solo l’inchiesta della Procura di Catania a stabilire se Valentina Miluzzo è morta, come sostiene la sua famiglia, perché il medico si è rifiutato di intervenire dopo che la donna aveva abortito il primo di due gemelli.

Su quanto accaduto Silvana Fornelli, direttrice sanitaria dell’azienda sanitaria, a Repubblica spiega: “Voglio capire quante volte è stato utilizzato farò un approfondimento per capire quante volte è stato utilizzato e perché e di conseguenza di creare un documento di dimissioni che sia asettico e che dia solo indicazioni terapeutiche. Quello è un vecchio documento risalente ad anni fa. Posso assicurare che ora nel reparto si lavora alacremente per rispettare la legge. Tuttavia quel testo, che di sicuro poteva essere scritto meglio, non era un ammonimento nei confronti della donna o un’ingerenza nella sua vita privata, ma un’esortazione a seguire il percorso della prevenzione. I centri ivg di Triggiano e del San Paolo – continua – sono stati voluti proprio per realizzare un percorso di educazione sanitaria, che significa protezione della salute della donna e della sua sicurezza, per permetterle di arrivare in un posto accogliente, che non sia un punto di incontro freddo dove si sbriga meramente la pratica. Non a caso nel documento si suggerisce caldamente di rivolgersi a un consultorio per prendere le dovute cautele in futuro ed evitare situazioni simili”.